Alexander Calder al Palazzo delle Esposizioni

Ida Gerosa
Ida Gerosa

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Nota biografica

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Calder - 23 ottobre 2009 - 14 febbraio 2010.
a cura di Alexander S. C. Rower.
Palazzo delle Esposizioni, Roma, Via Nazionale, 194.

Astri e particelle. Le parole dell’Universo -
27 ottobre 2009 - 14 febbraio 2010.
Realizzata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Agenzia Spaziale Italiana, (ASI) con la direzione scientifica del professor Roberto Battiston
Palazzo delle Esposizioni, Roma, Via Nazionale, 194.

Simulazione della traccia del bosone di Higgs

Figura Simulazione della traccia del bosone di Higgs

Due mostre per entrare nello spazio

Al Palazzo delle Esposizioni, a Roma, due mostre diversamente straordinarie. Da una parte Calder, con la sua passione per la scultura. Un artista che irretisce per l’originalità espressiva e per la grande sensibilità in grado di dominare lo spazio, e dall’altra Astri e Particelle. Le parole dell’Universo.
Sembrerebbe quasi impossibile accostare queste due apparentemente diverse mostre. Ma dopo aver visto e gioito nel capire come Calder abbia avuto una vera necessità di entrare nello spazio per farlo diventare suo, per farlo diventare quasi "materia" nella sua immaginazione, nelle sue mani, nel visitare l’altra mostra Le parole dell’Universo si avverte che non sono distanti.

Alexander Calder - Big Red (1959)

Figura Alexander Calder - Big Red, 1959, Whitney Museum of American Art, New York

Sembra quasi che lo scultore sia spiritualmente entrato nello spazio cosmico e abbia cercato, con le sue opere, di fluttuare alla ricerca dei limiti, dell’impossibile. Ma abbia cercato anche di conoscere fino a che punto poteva vivere sulla terra, ancorato alla materia. L’eliminazione del piedistallo, la sospensione delle opere in quel vuoto che creava un movimento delicato, leggero come mosso da un alito, lo hanno fatto entrare in un vero mondo cosmico. Non la necessità di un museo, ma l’esigenza di uno spazio infinito. Non a caso le sue opere, oggi, sembrano aver lasciato una scia invisibile. Sembra possano godere di una libertà più grande di quella adoperata. La stessa inquietudine che ogni artista costantemente prova, anche quando ha realizzato un’opera che gli sembra "buona", gli dà il senso della vita. Quell’inquietudine che lo porta ad entrare nella vastità che lo avvolge, facendola sembrare "tattile".

Alexander Calder - Pomegranate, (1949)

Figura Alexander Calder - Pomegranate, 1949, Whitney Museum of American Art, New York

Calder fa parte di quegli artisti che, nel secolo scorso, sono usciti dagli schemi tradizionali ed hanno abbandonato il supporto fisso. Sono usciti dalla tela ed hanno cominciato a porre le basi per quei movimenti successivi che hanno permesso di uscire dalla materia per entrare nel flusso luminoso, nella immaterialità. Ha sottratto alla scultura il volume, la plasticità, la massa, il peso gravitazionale. Ha fatto entrare lo spazio esterno nell’opera, restituendo lo spazio interno. Con il lento, leggero movimento impresso nella scultura ha iniziato a creare una sorta di dimensione tempo. Dimensione che farà da padrona nell’arte visiva della seconda metà del secolo scorso. Ed entrando, quindi, nell’esposizione le parole dell’universo si percepisce come ogni artista, Calder in particolare, abbia più o meno consapevolmente, avuto bisogno dello spazio che è diventato la sua necessità, la sua meta. Del resto, presto o tardi, ci sono certi momenti in cui ogni artista capisce qual è la sua necessità vitale. Alcuni di noi ricordano questo momento legato ad una improvvisa fascinazione, quasi una rivelazione. Allora ognuno capisce chi è e quello che deve fare.

Nucleo galattico attivo

Figura Nucleo galattico attivo

Ecco, quest’altra straordinaria mostra spinge a riflettere sulla nostra essenza, sulle nostre origini, sul nostro futuro, affascinati, coinvolti da immagini spaziali di una bellezza straordinaria. Nel percorrere la mostra, il flusso delle installazioni che raccontano con semplicità chi siamo e dove siamo immersi, ci spinge a desiderare di vedere sempre più spesso immagini meravigliose di così grande seduzione. Sono certa che solo attraverso il computer arriveremo ad avvicinarci a quella perfezione, a quella rara armonia di forme e di colori. Credo che siamo solo agli inizi di conoscenze così meravigliosamente spettacolari.

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Num. 32 § Al botteghino
Alexander Calder al Palazzo delle Esposizioni
di Ida Gerosa ¦ pubblicato: gennaio 2010 [visita 3234 21-mag-2013 @ 14:56]

Ida Gerosa Pioniera della computer art italiana di cui è considerata la più coerente esponente. Ha studiato psicologia all'università La Sapienza di Roma e arti figurative al Centro Statale Arti Ornamentali, concentrando i suoi interessi sui temi della percezione visiva. Dopo anni dedicati all'arte "tradizionale" (più di cento mostre), dal 1984 al 1986 segue uno stage di ricerca d'arte con l'elaboratore, al Centro Scientifico IBM di Roma, durante il quale collabora per creare il primo programma grafico italiano. Da qui inizia la sua carriera nel mondo della computer-art.
I suoi lavori sono conservati anche nel "Modern and Contemporary Art the National Museum of Women in the Arts" di Washington e nella Banca Dati della InterCommunication Center di Tokyo. Le due opere Pozzo di cristallo e l'immagine Dal volante (già esposta alla Biennale di San Paolo) sono opere permanenti del Museo Pecci di Prato. L'Enciclopedia Italiana Treccani la riporta come una degli innovatori del linguaggio artistico in Italia, nel capitolo "Nuovi linguaggi".
Moltissime mostre e proiezioni in Giappone, Australia, Stati Uniti, Europa, nonché in Italia, a Roma (Palazzo dei Congressi all'EUR, nel 1989; Fontana di Trevi, nel 1992; Fontana dei Fiumi a Piazza Navona, nel 1996; Palazzo delle Esposizioni, con il progetto "Palazzo Civiltà si accende", 1997; cripta della Basilica di San Clemente, nel 1998; chiesa di Santa Marta, nell'ambito della Biennale d'Arte Elettronica, 1999).
Tra le ultime partecipazioni: Maggio 2000, installazione nella Biblioteca Nazionale di Firenze; Ottobre 2000, mostra al Museo Pecci di Prato; Luglio 2001, installazione all'Accademia Internazionale Arti e Media di Torino; Gennaio 2002, 2° Biennale d'Arte Elettronica a Roma; Aprile 2002, installazione Museo Laboratorio Università La Sapienza di Roma; Aprile 2003, partecipazione alla 3° Biennale di Arte Elettronica; Settembre 2004, installazione Museo Canonica durante la "Notte Bianca" a Roma; Febbraio 2005, installazione nel castello di Urbino; Giugno 2005, installazione nelle Scuderie di Palazzo Aldobrandini a Frascati, nella mostra T.E.C.
Nel 1995 pubblica Il pozzo dei desideri, saggio che parla del percorso compiuto nel mondo della Computer art. Per la rivista mensile MCmicrocomputer cura la rubrica "Arte informatica" da marzo 1997 a luglio 2001. Ha collaborato con articoli di "arte elettronica" per molte testate, cartacee e web. È fondatrice (1994) e direttrice di un giornale web per l'arte in Internet, "Artnet-tentrA" (sito web: www.mclink.it/mclink/arte).
[email: i.gerosa@mclink.it]