darwinismo-neurale

Studio della natura orientato verso la “conoscenza”

A partire da quale ipotesi ermeneutica possiamo distinguere uno studio della natura orientato verso la “conoscenza” da uno orientato verso il “dominio”? Rispetto a quale lettura della genesi e della storia del sapere filosofico e scientifico occidentale possiamo collocare la figura di Descartes?

Il rapporto fra conoscenza e dominio della natura è stato spesso trattato in modo da smascherare l’apparente alternativa fra una conoscenza “disinteressata” ed una “strumentale”. Secondo pensatori come Heidegger ed Adorno conoscere è un atto di dominio e se non è un atto di dominio tout court lo è nei modi e nei termini in cui si è manifestato nella storia dell’occidente. Pur con tutte le dovute distinzioni, sia nella prospettiva heideggeriana (oblio dell’essere, An-denken e Vor-stellung) sia in quella adorniana (dialettica dell’illuminismo, Vernunft e Verstand) la figura di Cartesio rappresenta se non il nemico per antonomasia, poiché si inserisce all’interno di un cammino già segnato dal dominio e dalla “provocazione”, certo un pensatore emblematico, un momento di svolta, un passaggio epocale. Senza il cogito cartesiano e l’elaborazione del metodo, non avrebbe senso parlare di pensiero rappresentativo né di riduzione dell’oggetto al soggetto.

Rispetto al lavoro che intendiamo svolgere (lettura del Discorso sul metodo e delle Meditazioni metafisiche nel tentativo di ricostruire l’immagine del sapere e della scienza, le modalità operative e le finalità che Cartesio assegna loro) queste prospettive per quanto profonde e affascinanti risultano forse troppo radicali e, quindi, inutilizzabili. Al contrario, collocando Descartes in un periodo storico circoscritto (la cosiddetta RIVOLUZIONE SCIENTIFICA), seguendo l’ipotesi storica che vede nel superamento della distinzione medievale fra arti meccaniche e conoscenza, fra “sapere” e “saper operare” un tratto distintivo del seicento, otteniamo un primo quadro di orientamento in cui può acquistare senso la distinzione fra conoscenza e dominio. (1)

Occorre anzitutto calibrare il concetto di dominio tenendo presente il contesto culturale e sociale in cui opera Cartesio. È indubbio che l’atteggiamento scientifico – matematizzante e le notevoli conquiste tecniche che esso ha permesso di raggiungere denotano un profondo mutamento nel rapporto uomo – natura. È altrettanto indubbio che l’opera di Descartes ha contribuito in maniera decisiva alla diffusione di questo atteggiamento.

Un sapere, una scienza che operi in vista di un utile, di un’applicazione pratica è un sapere, una scienza che si costituisce, si struttura in conformità ad un fine. Una più profonda (più vera) conoscenza della natura è condizione indispensabile di uno sfruttamento più razionale ed efficace della natura stessa. L’epistemologia e la gnoseologia divengono parti integranti dell’apparato produttivo. Se può darsi, o è perlomeno pensabile, una conoscenza della natura pura, disinteressata o contemplativa, non può mai darsi un dominio della natura senza conoscenza. Certo, solo ciò che è essenziale al conseguimento dell’utile entra a far parte di tale sapere, ciò che può risultare accidentale o fuorviante ne viene rigorosamente escluso. L’accrescimento della conoscenza non può più avvenire in maniera indiscriminata poiché esso ha di fronte a sé il baluardo insormontabile dell’esperienza (si pensi all’interesse rinascimentale per la magia, interesse condiviso in gioventù da Cartesio e in seguito ripudiato) (2). È sul piano dell’esperienza che si realizza l’utile ed è su questo piano che vengono messi alla prova i saperi che si producono.

Possiamo quindi riassumere, certo in maniera astratta e approssimativa, i tratti salienti della rivoluzione scientifica seicentesca come una costellazione di tre elementi:

a. Creazione di un MODELLO (il meccanicismo) con conseguente “riduzione” della natura a insieme di dati e relazioni quantificabili, misurabili.

b. Esigenza di VERIFICARE (attraverso l’osservazione e l’esperimento) le teorie e gli asserti suggeriti dal modello.

c. Elaborazione di una TECNICA che corrisponda ai risultati della ricerca empirica (dalla creazione di nuovi strumenti di osservazione alla realizzazione di macchine e/o metodi di semplificazione o agevolazione della vita pratica).

Si tratta di uno schema in cui è evidente la stretta connessione e interdipendenza dei tre punti. Benché, infatti, la questione del dominio venga posta esplicitamente dalla tecnica, non possiamo negare che esso operi implicitamente già nella semplificazione (funzionalizzazione) di cui è fatta oggetto la natura con l’assunzione del modello meccanicistico. Né è da trascurare l’importanza attribuita all’osservazione e all’esperimento che testimonia l’affermarsi di uno sguardo e di una prassi disincantata, se non addirittura spregiudicata (si pensi ai traguardi conseguiti dall’anatomia con il superamento del divieto della dissezione dei cadaveri). Uno storico direbbe che si tratta con tutta probabilità di uno sviluppo graduale che va osservato nella sua globalità.

La questione sembrerebbe essere già risolta in partenza, il senso e l’ampiezza di quel dominio potrebbero essere misurati sull’entusiasmo e la laboriosità dell’epoca evitando, con gesto tutto sommato ragionevole, di appiattirli in considerazione degli sviluppi sinistri che la modernità ha conosciuto in seguito in nome del progresso e della scienza. La presa di possesso della natura potrebbe suonare ancora come una legittima difesa o, al massimo, come l’estensione di un istinto generico di filantropia.

Se ci accontentassimo di questo sguardo generale, il problema “conoscenza e dominio” in Cartesio potrebbe dirsi risolto poiché la sua appartenenza a questo universo culturale e concettuale è assodata. Nella misura in cui egli corrisponde al tipo di “atteggiamento” che questi pochi tratti suggeriscono, il suo pensiero non si discosta molto da quello, ad esempio, di un Bacone (3), tanto più che l’esplicita consapevolezza di trovarsi di fronte alla possibilità di una presa di possesso della natura da parte dell’uomo non manca nemmeno nei testi che esamineremo. Prendiamo un passo del Discorso sul metodo. Dopo aver giustificato la pubblicazione dei risultati delle sue ricerche con l’intenzione di seguire.