In senso inverso

Marco Maurizi
Marco Maurizi

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Nota biografica

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PH. K. DICK
In senso inverso, traduz. P. Prezzavento
Fanucci, Roma 2003
252 pgg. € 7.50

(E)scatologia è la formula chimica del senso inverso. E' la prima volta che mi capita di associare questi termini (escatologia/scatologia) senza timore che l'accostamento risulti gratuito. Me lo permette - e gliene sono grato - quel genio dolce, folle, esilarante e profondo di Philip Dick che, prendendo in parola la promessa di S. Paolo sulla resurrezione della carne, ne trae l'affresco di un mondo in cui il ritornare dei morti alla vita è la norma. In tal modo, però, Dick ci mostra senza reticenze il corpo risorto nella sua piena materialità, nella sporcizia e nell'abiezione, nel pieno espletamento delle sue funzioni. Anche delle più disgustose, quelle che lo spirito schizzono preferirebbe cancellare dal paradiso. Il fatto è che il mondo descritto da Dick non è un paradiso e la vittoria sulla morte ha i tratti di una beffa clamorosa.

Il romanzo Counter-Clock World, pubblicato nel 1967, racconta di uno strano fenomeno cosmico, denominato "fase Hobart", che rovescia abitudini, convinzioni, istituzioni del genere umano: nel 1986 il tempo comincia a scorrere in senso inverso. L'idea che il tempo possa scorrere a ritroso ha sicuramente affascinato molti prima di Dick ma nessuno ha mai pensato, credo, di poterci trarre un romanzo. In definitiva, un romanzo ambientato in un mondo in cui il tempo "torna indietro" non potrebbe essere altro che una narrazione invertita di eventi già avvenuti. Nihil sub sole novum, se non che la narrazione li renderebbe paradossali (un po' come quando si manda indietro una pellicola). Dick parte invece da un presupposto diverso, non meno assurdo ma anche non meno improbabile di questo: lo spazio-tempo sembra effettivamente riavvolgersi su se stesso, ma la storia umana in qualche modo prosegue, va avanti. Seppure ciò sembra stabilire, da un lato, la decisiva indipendenza e superiorità dell'elemento spirituale sul materiale - in accordo alla visione gnostico-idealistica del Dick filosofo -, dall'altro, l'autore non si lascia sfuggire l'occasione di indagare le divertenti conseguenze che l'inversione dell'ordine causale fisico ha sulla mente e, soprattutto, sul modo di vivere degli esseri umani. Dick esplora con arguzia e abilità queste conseguenze e, come suo solito, mischia sacro e profano: speculazione metafisica e coprofilia, humor nero e distopia dada.

Come in molte altre opere di Dick la dimensione politico-sociale è in primo piano, a testimonianza che la fantascienza è intesa dall'autore come un approfondimento della realtà e non come una via di fuga. La visione che ne scaturisce è, come sempre, cupa e pessimistica. La Biblioteca Publica d'Attualità, ad esempio, è un'istituzione semi-mafiosa dal potere immenso, perché si occupa della cancellazione dei documenti: il vero atto che produce novità, seppure novità negative, nella storia umana e che quindi la fa andare avanti (cioè indietro). La Libera Municipalità Negra, uno dei tre stati in cui sono divisi gli U.S.A., rappresenta, invece, il riferimento mai assente in Dick all'attualità (la sua, naturalmente): i disordini degli anni '60 con il movimento per i diritti civili, Malcom X e Martin Luther King. La trama di In senso inverso, infatti, ruota attorno alla rinascita di un capo spirituale nero, dalla cui rinnovata predicazione tanto la Biblioteca, quanto la LMN attendono (con contrastanti emozioni, evidentemente) enormi sconvolgimenti nel mondo. Le pagine in cui Dick descrive la visita in città di un eminente personaggio religioso sono un chiaro esempio della capacità dell'autore di condensare in pochi tratti tutta l'atmosfera, le emozioni, le tensioni di un'epoca. Costituiscono perciò un paradosso temporale, certo non desiderato dall'autore, e che, tuttavia, il tempo stesso ha lavorato a innescare nel suo testo. Pagine che si fanno leggere con trepidazione crescente. Si ha come l'impressione di rivivere in diretta sequenze ormai passate alla storia: l'omicidio Kennedy o quello di King. E si attende il dramma da un momento all'altro.

Al tempo stesso, Dick è interessato alla realtà cosmica e trascendente che si cela dietro l'apparenza del quotidiano e degli eventi storici. Certo, i riferimenti al neoplatonismo cristiano che costellano il romanzo sono l'aspetto più difficile da giudicare, soprattutto per il lettore filosofo che trova senz'altro più avvincente lasciarsi andare all'esuberante fantasia della prosa di Dick, piuttosto che seguirlo "seriamente" nelle sue speculazioni metafisiche. Ma l'errore più grande sarebbe quello di sminuirne la portata in nome del rigore storico-filologico o dell'attendibilità scientifica. In realtà Dick riesce sempre a stupire e spiazzare tanto il filosofo, quanto lo scienziato, quanto il lettore comune. Le citazioni da Agostino e Eriugena che fanno da esergo ai vari capitoli possono sembrare banali e rozze allo storico della filosofia ma finiscono per avere un potere straniante una volta strappate al loro luogo e tempo di origine e proiettate nel possibile dickiano. Così, da un lato risultano senz'altro eccentriche rispetto al modo attuale di intendere le nozioni di spazio e tempo e aprono al lettore comune (e allo scienziato) uno squarcio sull'esoterico linguaggio neoplatonico, su una concezione dell'ontologia dinamica che ben poco ha a che fare con quell'aristotelismo medievale dalla cui critica la scienza moderna ha preso le mosse e che nella coscienza di oggi rappresenta l'essenza del cicaleccio filosofico. D'altra parte, le tesi neoplatoniche e gnostiche enunciate di quando in quando nel testo, vengono talmente amplificate e osservate da vicino che il filosofo stenta a riconoscerle, anche quando Dick fa mostra di prenderle molto più sul serio di questi. Il filosofo, d'altronde, non si trova a casa propria nel testo di Dick, e per varie ragioni. Anzitutto, perché Dick mostra un modo di mettere alla "prova dei fatti" la filosofia che ca molto al di là della critica scientistica alla filosofia: si tratta invece, come scrive l'autore, di "costruire un universo che non cada in pezzi dopo due giorni" (Ph. K. Dick, Se vi pare che questo mondo sia brutto, Feltrinelli, Torino 1999, p. 96 e sgg.). Un romanzo sci-fi è un esperimento mentale che mette alla prova un'idea filosofica, ma non in maniera astratta e, per così dire, statica-puntuale: bensì fino alla determinazione dei particolari apparentemente più insignificanti e attraverso una narrazione di ampio respiro, dunque, di una descrizione in divenire. Come se ciò non bastasse, mentre la filosofia si è tradizionalmente interessata dell'eterno e dell'immutabile e, dunque, della descrizione di un universo stabile e rassicurante, Dick ha la predilezione per universi che, contrariamente alle attese, si disgregano di continuo. E' questo processo di disgregazione che il lettore decifra emotivamente come il perenne senso di ansia e presagio, la paranoia ma anche il grottesco e l'inaspettato che caratterizza ogni libro di Dick. Leggere un libro di Dick provoca sovente vertigini simili a quelle che i suoi personaggi sperimentano quando la realtà che li circonda comincia a liquefarsi di fronte (o dietro) ai loro occhi. Anche per questo non si può veramente "descrivere" i romanzi di Philip Dick senza far loro torto. Ogni tentativo è destinato a ridursi ad una lunga lista di ingredienti (sci-fi, filosofia, parodia, avventura, pulp, sperimentazione linguistica) incapace di restituire la pienezza della scrittura dickiana, l'abilità con cui non solo sa amalgamare abilmente tra loro quegli ingredienti ma anche rispettarne le specificità. Si tratta di una scrittura che sa tenersi in equilibrio tra questi elementi prendendoli tutti sul serio e, al tempo stesso, scherzando con essi. Non è solo giocoso pastiche, non è freddo eclettismo: Dick è pulsante, visionario, denso. E al tempo stesso miracolosamente leggero, misurato, perfino ovvio. Lo squilibrio avvincente che, nonostante tutto, regna tra questi due poli è la cifra assolutamente personale e insuperabile del suo stile.

Nel libro, ad es., il cambiamento più grande con cui gli uomini si confrontano è certamente l'inversione del loro ciclio biologico vitale. I morti resuscitano e vivono una seconda vita, regredendo progressivamente allo stadio natale fino a che una donna (nel romanzo la scelta della madre sembra essere del tutto casuale) non li ospiterà nel suo utero e ne assorbirà le cellule. Dopodiché dovrà accoppiarsi con un uomo per cedergli lo spermatozoo. Uno scrittore appena un po' più presuntuoso di Dick (o uno senza il suo senso dell'umorismo) avrebbe insistito molto sulle conseguenze esistenziali del rovesciamento morte/vita, sulla restaurazione matriarcale che esso implica etc. Non che speculazioni di questo tipo gli siano estranee, ma Dick le accoglie, le saggia e le offre al lettore senza dargli mai l'impressione di volerlo convincere di una qualche verità profonda. Con la stessa abilità con cui costruisce i suoi sistemi cosmo-teologici, Dick riesce a farli a pezzi in pochi secondi. E ciò nei suoi libri accade quasi puntualmente.

In questo romanzo, comunque, Dick sembra divertirsi a infliggere al lettore gli aspetti meno edificanti e nobili del mondo quotidiano alla rovescia. I pasti vengono rigurgitati e, quando il frigo è di nuvo pieno, le confezioni intere spedite al supermercato. Ma è chiaro che ciò che più lo interessa è il riflesso di questo fatto sulla coscienza, l'interpretazione che ne danno gli uomini. E' chiaro che la nutrizione e l'escrezione in questo mondo rovesciato hanno ruoli invertiti: ci si vergogna di farsi vedere mentre si mangia, mentre "sorbirsi il saté" (questa la pudica espressione usata da Dick) è rito conviviale. Eppure niente, veramente niente, in questo romanzo è gratuito; tutto, anche l'assurdo, ci parla dell'umano. Ce ne parla, anzitutto, perché rovesciandolo in modo assurdo svela quanto di assurdo e casuale ci sia anche nel suo presunto andamento "normale". Ma ce ne parla anche perché proprio nell'assurdo l'umano ci svela ancora le sue speranze, la sua forza di non arrendersi; perché questo costiuisce la sua essenza inestirpabile, qualcosa che nessun rovesciamento può annichilire. La salvezza è possibile, dice Dick, e non viene dall'alto ma dall'uomo. Quelli che pensano che il gusto dello sberleffo praticato con questa insistenza non possa che abbassare il livello e l'intensità di un'opera d'arte, togliendogli ogni credibilità (sono gli stessi che non prendono Zappa "sul serio"), non possono apprezzare le straordinarie, emozionanti pagine finali di In senso inverso: l'infinito amore che lega il protagonista - un debole e un fallito assoluto, un Giuda che ha perso tutto, anche la possibilità di salvare l'umanità - al destino di altri uomini che aspettano, come lui, la redenzione.

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Num. 9 § Alla cassa
In senso inverso
di Marco Maurizi ¦ pubblicato: febbraio 2004 [visita 3525 29-lug-2010 @ 02:20]

Marco Maurizi

Marco Maurizi (Roma 1974). Laureato in filosofia presso l'Universitā di Roma "Tor Vergata". Si occupa di marxismo e teoria critica della societā. Ha pubblicato Adorno e il tempo del non identico (Jaca Book 2004), La nostalgia del totalmente non altro. Cusano e la genesi della modernitā (Rubbettino 2008) e diversi articoli di critica della cultura (F. Zappa, Nagai Go, George A. Romero).

Dopo aver vinto una borsa di studio all'Universitā di Lipsia ha conseguito il dottorato in filosofia a Roma e un assegno di ricerca presso l'Universitā degli Studi di Bergamo. Č vegan e co-fondatore della rivista on line Liberazioni dedicata ai temi dell'antispecismo e della liberazione animale.


[email: marco.maurizi74@gmail.com]