Sui modelli computazionali della mente

Pasquale Cacchio
Pasquale Cacchio

Pasquale Cacchio
Nota biografica

powered by m@ntis | chi dà luce rischia il buio

Oscar Bettelli
Modelli computazionali della mente
R. Carabba Editore, Lanciano
Giugno 2002, 176 pagine, € 13

L'autore affronta problemi grossi due o tremila anni di storia del pensiero. Come funziona la mente? Come funziona il cervello? Come funziona un computer? Funziona come il cervello? Cos'è l'intelligenza? Può essere intelligente un computer? Il computer supera di gran lunga il migliore degli intelletti umani nel memorizzare dati, ordinarli, 'computarli', calcolarli, numerarli, sistemarli in insiemi diversi; ma non riesce, neanche nella 'versione robot', a compiere la più semplice azione di guardare, osservare, cosa che pure un insetto sa fare.

Oscar Bettelli si cimenta nell'ardua impresa di analizzare e, non meno ardua impresa, di comparare con quelle mentali, le facoltà di un computer, anche quelle di un computer avveniristico. Può una telecamera vedere? Come funziona la vista? Anche la telecamera, come la vista, traduce il mondo tridimensionale in due dimensioni …e mezza. Larghezza, altezza …e prospettiva. Mentre l'occhio, oltre a riprodurre le immagini del mondo, le apprende, le interpreta, le percepisce, le astrae, le immagina, le collega a storie di altre immagini, dà loro un nome, le concettualizza (e si tratta sempre di una conoscenza soggettiva del mondo, poiché nessuno di noi vede allo stesso modo di un altro individuo o di un altro insetto e solo il linguaggio ci propina una conoscenza oggettiva del mondo), il computer, invece, non rappresenta un oggetto, una proprietà, una relazione: "esiste un divario che sembra incolmabile tra le rappresentazioni in un computer e le rappresentazioni mentali" (Pag. 40). Se, insomma, qualsiasi oggetto visuale può essere percepito o interpretato dalla mente, il computer non percepisce né interpreta alcunché. Ma come potrebbe iniziare a farlo? In due modi: con un'elaborazione sequenziale dei dati in suo possesso e con un'elaborazione parallela tramite la cosiddetta rete neurale, utilizzata dall'intelligenza artificiale nella costruzione di agenti autonomi, 'robot' e 'automi'. Il cervello elabora dati, proprio come il computer, ma si tratta di dati sensoriali. Se tale azione pare semplicissima in un essere vivente, diventa assai complicata per un automa che dovesse solo andare dal tabaccaio di fronte: attraversare la strada richiede miriadi di funzioni imprevedibili da un modello computazionale. "Nonostante la sua apparente semplicità la visione rappresenta un problema estremamente complesso dal punto di vista computazionale, con livelli di elaborazione dell'informazione di dimensioni mastodontiche". (Pag. 55). Può insomma vedere un robot? Deve poter riconoscere gli oggetti, non basta inquadrarli e fotografarli. L'atto di vedere è un'operazone molto più complessa di quello che già sanno fare molti automi: effettuare diagnosi, darti l'orario dei treni, fare previsioni meteorologiche, giocare a scacchi, sminare un terreno, disattivare un ordigno. Oscar Bettelli ci ricorda che per vedere non basta la mente, serve anche il corpo. Sembra che con l'intelligenza artificiale possiamo compiere operazioni superiori a quelle della mente umana, ma, appena entra in gioco il corpo, non sappiamo come muoverci. E' necessaria un'intelligenza corporea oltre a quella mentale per far muovere un robot.

Ma come funziona la mente-corpo? Onde sonore e fononi trasportano informazioni uditive e visive. Sembra tornare ai primi filosofi greci. Oscar Bettelli aggiunge una sostanza immaginata da Ervin Laszlo, un campo di forze capace di memorizzare informazioni e che interagisce con la mente e col corpo. La mente non è infatti un cervello astratto, comune a tutti: esistono tanti cervelli quanti sono gli individui. E non è solo quella che ci descrivono psicologi e neurologi: è anche una mente creativa, artistica, che finalizza, ipotizza, immagina, sogna, vuole, desidera, si rifiuta, progetta, si emoziona, si entusiasma. Non è, insomma, una macchina di Türing che può elaborare dati all'interno di un sistema formale. Se pensare è anche elaborare, elaborare non è pensare. Certo, non possiamo gareggiare con una macchina di Türing, come non possiamo correre più veloci di una Ferrari. "L'intelligenza non è fatta solo di regole logiche, ma prima di tutto di una conoscenza concreta el mondo". (pag. 128). Igor Alexander ha costruito MAGNUS, una rete neurale capace di avere rappresentazioni interne e capace quindi di riconoscere diversi tipi di oggetti, come i volti umani. Ma non sa di esistere. Si, una delle funzioni più misteriose della mente è proprio la coscienza. E i suoi oggetti, i qualia.

Il teorema di Gödel sta a minacciare qualsiasi tentativo di costruire una macchina pensante. Che una macchina possa calcolare o dare risposte più numerose e veloci della mente, non vuol dire che stia pensando. Ciò non toglie che le macchine pensanti ci aiutano a comprendere il funzionamento del nostro cervello: esiste sinergia tra neurologia e intelligenza artificiale. Dal primo robot del 1956 a quello di Brook (si chiama Cog, non ha le gambe, ha un solo braccio) l'intelligenza artificiale ha fatto passi da gigante; ma, se per noi qualunque cosa per sederci sopra è una sedia, non lo è per Cog. Del resto, non nasce, non cresce, non muore. Se sa accendersi da solo, non sa procurarsi le batterie.

Commenti [+ aggiungi]

Mostra|Nascondi Risultati: 1

Lascia il tuo commento

Codici permessi

  • Sii gentile e non cedere allo spamming;

  • Se possibile evita il linguaggio volgare… non stupisce più nessuno;

  • Nel commento è permesso inserire i seguenti tag HTML:
    <a href="xxx.yyy" title="zzz" >, <br />, <b>, <strong>, <i>, <em>, <pre>
    <ul>, <ol>, <li>, <blockquote>, <p>;

  • la lunghezza del commento è limitata a 2000 (duemila) caratteri;
Discuti l'articolo

Num. 7 § Alla cassa
Sui modelli computazionali della mente
di Pasquale Cacchio ¦ pubblicato: luglio 2003 [visita 3045 8-set-2010 @ 02:41]

Pasquale Cacchio Pasquale Cacchio è nato nel 1948 a Castelluccio Valmaggiore (FG) e ivi residente, laureato in filosofia all'Università Cattolica con Evandro Agazzi, ha lavorato col Teatro di Ventura negli spettacoli Il gatto lupesco, La tragedia dell'arte, Liberate la principessa, Baraballo, Il breviario dei saltimbanchi. Attualmente insegna lettere nella scuola media di Faeto (FG), dove sta apprendendo il francoprovenzale dai suoi alunni; raccoglie fossili, osserva le stelle, pianta alberi e suona piano jazz. Irriducibile sessantottino. Luddista.
Altre notizie su ponticonlecose.com.
[email: p.cacchio@tiscali.it]