Recensione a 2984 al Teatro della Tosse

Valeria Banchero
Valeria Banchero

Valeria Banchero
Nota biografica

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2984
Di Enrico Remmert e Luca Ragagnin, tratto da 1984 di George Orwell.
Con Carla Buttarazzi, Enrico Campanati, Bruno Cereseto, Alessandro Damerini, Andrea Di Casa, Luca Ferri, Gianni Masella, Sara Nomellini, Marina Remi.
Regia Emanuele Conte.
Assistente alla regia Gianni Masella; luci Cristian Zucaro; video art Gregorio Giannotta; regia video Luca Riccio; musiche di Einsturzende Neubauten a cura di Tiziana Scali; impianto scenico Davide Sorlini; attrezzeria Renza Tarantino; interventi video e voce Pietro Fabbri, Alice Scano e Antonio Zavatteri; hanno collaborato al progetto Amedeo Romeo e Bruno Cereseto.
Video-partecipazione di Enrico Ghezzi.
Produzione Teatro della Tosse, in coproduzione con il Festival della Scienza di Genova.

Prima di entrare in sala il pubblico viene diviso in due gruppi: donne a sinistra, uomini a destra. Qualche risatina nervosa, le coppie si dividono. Tutti dobbiamo indossare delle tute blu pesanti. Ecco, ora siamo proprio tutti uguali, pronti a entrare nella pancia del Grande Fratello. Sediamo su panche di legno, che delimitano la scena al centro. Una stanza. Gli attori si siedono tra di noi. Al centro una piattaforma circolare e dei televisori, tanti. Sembrano occhi, ci sentiamo osservati. Qualcuno si gira, guarda dietro di sé per capire che succede, per cercare di avere tutto sotto controllo. Mi fa capire quanto non si senta tranquillo, tutto sommato. I televisori disposti a cerchio sopra le nostre teste trasmettono slogan a ripetizione "il Grande Fratello vi guarda", "La guerra è pace", "La libertà è schiavitù", "L’ignoranza è forza". Gli attori guardano i video, sulla parete vengono proiettati occhi che ci fissano, in un moltiplicarsi di sguardi indagatori. Durante i "Due minuti d’odio", sullo schermo viene proiettata l’immagine di Enrico Grezzi che diventa il dissidente Goldstein nel tentativo di avvisare i cittadini del pericolo che corrono. Gli attori lo insultano, Goldstein è un capro espiatorio.

2984-home

Figura 2984-home

A turno gli attori fanno a gara per prendere il microfono al centro della scena e urlarci dentro tutto il loro entusiasmo per il Grande Fratello, mentre dai video una donna ripete in continuazione che il prodotto di felicità interna lorda si alza inesorabile. I cittadini gioiscono e ringraziano. La scenografia è distribuita dietro di noi, ci costringe a girarci, a prestare attenzione, lungo le pareti della sala accoglie gli attori nei piccoli spazi in cui sono costretti: i Ministeri dell’Amore, dell’Abbondanza e della Verità, che spegne il passato e lo riscrive confondendo i limiti tra il vero e il falso, a seconda delle esigenze del Grande Fratello. Non esistono più criteri o pensieri personali in questo mondo. Winston Smith (Andrea della casa), il protagonista, ci parla dal suo piccolo antro, un compagno come gli altri, ma con qualche residuo di ricordo in più che lo fa dubitare. Le parole diventano inutili se non c’è un pensiero che dia loro vita, e in scena la compagna Julia (Marina Remi) gira le caselle di un grande cilindro rotante, "il versificatore", su cui sono scritte parole che accostate a caso tra loro creano versi senza senso. O forse con un senso.

2984-Storia d'amore: Winston e Julia

Figura 2984-Storia d'amore: Winston e Julia

La storia d’amore tra Winston e Julia, un grande atto politico contro chi vuole svuotare di senso la loro esistenza è rappresentata con pochi gesti immediati, in uno spazio buio disegnato da una luce fioca. Un antiquario dimenticato, intenso cameo di Bruno Cereseto, diventa un volto nascosto in uno scaffale colmo di carte, animali impagliati e maschere con la forma del suo viso; è lui che, tramite una botola, garantisce un rifugio ai due. La scenografia prosegue verso l’alto, a creare una piccola stanza al sicuro da telecamere dove Julia può ricordare come si indossa un vestito a fiori e un paio di scarpe col tacco.

Anche il pubblico diventa parte del momento narrativo: le panche dove siamo seduti vengono spostate dagli agenti della Psicopolizia o polizia del pensiero che cattura i protagonisti, a formare il perimetro di quattro celle dove si trovano i carcerati nemici del Grande Fratello. Possiamo guardarci in faccia, anche se molti ormai ne fanno volentieri a meno. Quattro carcerati ci manifestano tutti i loro perché, ma se dichiari di dubitare diventi per forza un contestatore. A turno, gli attori vengono portati via, nella stanza 101. Winston, legato su una sedia al centro del palco affronta un bravissimo Enrico Campanati nei panni di O’Brien, torturatore, inquisitore, incarnazione del Partito, indagatore strisciante e disumano. E improvvisamente si abbatte sulla scena una pesante tenda circolare che copre entrambi e ci lascia fuori da quello che accade. La stanza 101, dove si materializzano le paure del singolo. I video si accendono, mostrandoci quello che avviene dietro la tenda. Topi, la paura più grande di Winston, che arrivano a farlo impazzire dal terrore: gli animali riempiono i video, si avvicino alla sua faccia, famelici, fino a ottenere il tradimento dei sentimenti per Julia. Il grande Fratello ha vinto.

2984-Scena L

Figura 2984-Scena L

Molto bravi gli interpreti (Carla Buttarazzi, Enrico Campanati, Bruno Cereseto, Alessandro Damerini, Andrea Di Casa, Luca Ferri, Gianni Masella, Sara Nomellini, Marina Remi), si muovono credibili in un’atmosfera volutamente angosciante, soffocante.
La regia di Emanuele Conte ha portato in scena un progetto nuovo e importante, che risponde a domande attuali in una rilettura del romanzo di Orwell sospesa tra presente e passato. Vengono impiegati numerosi mezzi (22 televisori, 7 telecamere, più di 100 filmati per un totale di circa 351 minuti di girato), la televisione si accosta al teatro, al cinema e al linguaggio musicale per creare uno spettacolo totale che coinvolge.

Non deve essere stato facile costruire il tessuto drammaturgico su cui lavorare, scegliere cosa portare in scena, e Enrico Emmert e Luca Ragagnin (scrittori, giornalisti e autori) hanno adattato efficacemente il testo.
Il tema portante delle spettacolo è stato sentito da tutti. Il pubblico si è adattato fin troppo velocemente agli ordini che all’inizio della rappresentazione sembravano quasi un gioco: prova ne è che alla comparsa della parola "ALZATI" sui video, qualcuno si è alzato davvero.
Forse qualcuno all’uscita vorrebbe poter dire "meno male non capita a noi". Non l’ha detto nessuno.

Intervista a Emanuele Conte

2984. Perché la scelta di questo titolo?

Quando abbiamo iniziato a pensare ad adattare 1984 di Orwell per la scena non sapevamo quanto saremmo stati aderenti all’originale, quindi avevo bisogno di prendere le distanze, anche partendo dal titolo. Il nostro scopo principale era portare le sensazioni del testo e la parte più interessante dell’attualità, perché la fantascienza è davvero interessante e ha qualcosa da dire se viene riletta con gli strumenti del nostro presente. Inoltre quando penso al 1984 non posso fare a meno di ricordare il mio 1984, gli anni ottanta con le giacche con le spalline imbottite, i capelli cotonati. Era un tornare al passato e basta, occorreva cambiare questo tempo. Anche Orwell in fondo ha giocato con la data volendo però parlare proprio del 1948, del suo presente.

Ci parli di come è nata l’idea del progetto

Lo scorso anno il Festival della Scienza ha coprodotto il Candido di Voltaire. Il tema di quest’anno per il Festival era il futuro, e per me un’occasione di portare in scena un argomento che accarezzo da qualche anno, la fantascienza. Tutti i grandi scrittori di fantascienza che prediligo (Ballard, Bradbury, Vonnegut) hanno dichiarato di avere come miti H.G. Wells e Orwell, e tutti hanno creato una fantascienza che attraverso la costruzione di mondi nuovi si occupa anche del loro presente, che serva come specchio per riflettere ciò che si vive. La fantascienza di per sé quando è riportata in teatro a volte risulta essere forzata, qui il futuro viene visto con gli occhi del passato. Il progetto ha potuto vedere la luce anche grazie allo stimolo del Festival della Scienza con cui collaboriamo ormai da sette anni.

Come è stata la collaborazione tra regista e drammaturghi?

Solitamente regista e drammaturgo lavorano da soli, ma noi abbiamo fissato alcuni incontri preliminari con gli autori Enrico Remmert e Luca Ragagnin, Bruno Cereseto, il regista video Amedeo Romeo. Abbiamo parlato del libro e delle nostri opinioni in proposito, cercando di far confluire i pensieri nella scrittura. Una volta terminata la prima stesura da parte degli autori, c’è stato un incontro con gli attori, importante per avere anche la loro opinione. Il lavoro è stato comunque semplice perché siamo andati tutti nella medesima direzione, soprattutto sulla necessità della restituzione di un’atmosfera soffocante, con le continue litanie e gli slogan. Però la storia d’amore tra Winston e Julia non era stata sufficientemente sottolineata. Non volevamo rischiare di creare un manifesto e basta, 1984 non era solo quello per noi. E così la storia e l’amore sono entrati nel lavoro in tutta la loro pienezza, grazie all’elasticità e alla disponibilità di tutti. Mi piace sottolineare il bel clima generale in cui abbiamo realizzato il progetto.

Durante lo spettacolo si interagisce molto con il pubblico, ricorda qualche reazione particolare?

Tante le reazioni del pubblico, ne ricordo alcune: durante le repliche per le scuole, quando vengono proiettati i vari slogan sui video, alla parola "alzati" molti ragazzi eseguono l’ordine. A volte poi, durante la scena in cui gli attori vanno al centro del palco per urlare tutto il loro amore per il Grande Fratello, il pubblico veniva coinvolto. E abbiamo subito notato che soprattutto i ragazzi non hanno detto per nulla banalità. Si sono messi in gioco e hanno capito il messaggio. Sono loro la nostra cartina tornasole. A volte i ragazzi parlavano durante lo spettacolo, ma il loro bisbigliare riguardava quello che stavano vedendo sulla scena, le tematiche che a quanto pare loro stavano assimilando con prontezza. È stato importante.

Commenti [+ aggiungi]

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  • [1] floriana
    spettacolo molto coinvolgente (sconsigliato a chi soffre di torcicollo) da
    proporre ai ragazzi delle scuole come esperienza formativa
    ne parlerei anche a luca borzani
    (perchè non realizzarlo anche al Ducale')
    Saluti

    Imprimatur 4 febbraio 2012 @ 01:17 Link permanente

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Num. 32 § Al botteghino
Recensione a 2984 al Teatro della Tosse
di Valeria Banchero ¦ pubblicato: gennaio 2010 [visita 2656 19-mag-2013 @ 23:56]

Valeria Banchero

Valeria Banchero, laureata in Conservazione dei Beni culturali, diplomata in Drammaturgia presso la Scuola Civica d’Arte Drammatica Paolo Grassi.
Autrice teatrale e sceneggiatrice. Collabora con compagnie teatrali e registi (Giorgio Gallione, Mauro Pirovano, Enrico Campanati) in qualità di drammaturga e assistente alla regia.

Gestisce un seminario sulla scrittura teatrale nell’ambito del corso per operatori teatrali del Teatro dell’Ortica di Genova. È drammaturga della compagnia Gruppo Mamunda con cui attualmente presenta lo spettacolo teatrale Rel-azioni, al Teatro Garage di Genova.

Progetta e realizza laboratori teatrali per anziani finalizzati al recupero della memoria presso l’istituto E. Chiossone di Genova.
Attualmente frequenta il corso di formazione e perfezionamento per sceneggiatori Rai/Script.


[email: banquo79@libero.it]