Pulecenella... non è figlio di N.N.

Rosella Federigi
Rosella Federigi

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Nota biografica

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Le immagini delle maschere nell'articolo sono © Antonio Fava (website: commediabyfava.it) che ha gentilmente concesso la loro riproduzione.

Dopo un piacevole girovagare per i vicoli storici di Napoli, gustandomi le appartate testimonianze visive dell’aspetto ordinario, quello più quotidiano della città, che segna la tormentata bellezza di questo luogo, ho iniziato a soffermarmi sui volti-maschera degli autoctoni, riconoscendo in essi il personaggio che descrive e racchiude in sé l’essere partenopeo: Pulcinella.
Ho sempre affermato di conoscere questo personaggio e ritenevo superfluo e ripetitivo il parlarne, ma ad una più agile riflessione, la sensazione di superficialità e d’improvvisazione nel pensarlo e ancor di più nel sentirlo raccontare (le Pulcellinate), mi ha suggerito che non si esaurisce mai la rappresentazione di ciò che è l’archetipo di una tipologia umana e… di più si può sempre dire.

Maschera Pappus

Figura 1 Pappus (© Antonio Fava)

Pulcinella un significato storico ce l’ha, ma anche artistico-culturale e soprattutto psico-sociale. Descrive chiaramente una perenne emergenza. Simboleggia l’inerme plebeo napoletano che stanco degli abusi e delle umiliazioni perpetrate dalla cinica nobiltà e borghesia, istintivamente senza aver maturato una coscienza del proprio ruolo sociale, si ribella ai potenti, a coloro che nel corso dei secoli hanno imposto una vita dura e avversa al popolo. Quindi ogni partenopeo-Pulcinella con la sua ironia e con la sua forza si burla di ogni forma di potere costituito ed essendo esso stesso l’anima del popolo rispecchia il desiderio di ribellione e di rivincita in ogni sua forma, incarnando il rifiuto per eccellenza di ogni regola o norma, recepite come imposizione e legge estranea-straniera. La sua grande versatilità e adattamento si traducono poi nello sbeffeggiare la tragicità esistenziale con qualche imbroglio o a fare dispetti. E se non impara mai a stare zitto "il segreto di Pulcinella" diventa condivisione del "tutto con tutti". Chi non prova veramente simpatia per questo personaggio? Chi ovviamente vuole liberarsi dall’ineluttabilità della rassegnazione-accettazione di un destino preconfezionato. Amare Pulcinella invece è un altro modo di essere: "far capolino" nella storia, forse, potrebbe farci comprendere come l’italum acetum, lo abbia creato.

Le sue origini sono molto lontane e secondo studi storici risalgono all’epoca latina. Pulcinella infatti si può rintracciare fra i vari personaggi delle fabulae atellanae e si può definire un cockteil che racchiude caratteristiche umane diversificate.
In Italia la maschera scenica (phersu- persona) era già in uso presso gli etruschi ed i latini impararono ad usarla grazie ai ludiones (artisti dell’etruria) che eseguivano danze al suono del flauto. Tito Livio tramanda che i giovani romani trasformarono le danze rituali in veri e propri spettacoli teatrali, aggiungendo parti parlate in rozzi versi (inconditis versibus) di contenuto scherzoso (iocularia). Il gusto per la caricatura e per la beffa è una componente tipica della società romana, una comicità che si permea di ingiurie grossolane, lazzi buffoneschi che insistono sui difetti fisici e morali. Emergono in queste prime forme di recitazione (fescennini), i vissuti di una cultura contadina legata alla terra e alla realtà delle cose che riproduce fedelmente l’essenza umana, quella autentica e primitiva che rigurgita eros e tanatos.

Maschera Maccus

Figura 2 Maccus (© Antonio Fava)

Il carattere realistico e la tendenza alla comicità spassosa sono caratteristiche anche di un altro popolo italico di cui non si ha una vera letteratura, ma solo la testimonianza di una lingua diffusa nel IV sec a.C. dall’Abruzzo allo stretto di Messina e alla penisola salentina. Dagli Oschi si fa derivare "l’atellana" rappresentata a Roma, teatro popolare comico nato ad Atella, città osca della Campania, dove questo genere prese origine, come tramandano varie fonti latine Diomede (GLK, I, 489, 32), Cicerone (Ad fam. VII, 1, 3), Livio (VII, 2, 12). L’atellana primitiva era un genere scenico molto simile alla commedia dell’arte italiana di epoca moderna. È affascinante notare come questa creazione teatrale estemporanea sia nata in territorio osco e poi diffusasi in territorio romano. Cicirrus "galletto" in lingua osca, come ci traduce in una sua glossa il lessicografo greco del V secolo Esichio, che verosimilmente lo ha tratto dalle glosse italiche di Diodoro, potrebbe essere il primo identificativo di Pulcinella; Orazio infatti ci descrive nelle Satire una deliziosa scenetta di alterco comico con botta e risposta ( I, 5, 51 sgg), dove uno dei personaggi, l’osco Messio, è detto Cicirrus. Altri personaggi dell’atellana che ci sono noti: Bucco, Dossennus, Maccus e Pappus rivelano, almeno tre, sfumature caratteriali e fisiche tipiche di Pulcinella. Bucco deriva il suo nome da bucca, nome volgare di os "bocca", una maschera dalle guance gonfie e chiacchierona; Dossennus invece da dossus dorsus, indicativo di gobbo malizioso. Anche Maccus, in osco Makkiis, il balordo ghiottone e gran bevitore, sempre alla ricerca di cibarie, è l'eterno innamorato canzonato e, come tale, fulcro di molte avventure. La sua testa appuntita ed il naso prominente a becco di gallinaceo, ricordano un possibile antenato del nostro Pulcinella.

Maschera Dossennus

Figura 3 Dossennus (© Antonio Fava)

Il popolo osco come quello latino riecheggia il carattere comune italico del realismo arguto, che ama cogliere della vita il lato comico e incisivo. In queste prime espressioni artistiche, non sono da escludere, comunque, ascendenze etrusche e, in particolare, influssi del teatro greco (le popolazioni osche della Campania avevano stretti contatti con la cultura greca dell'Italia meridionale). Come nella commedia dell’arte, nell’atellana, furono comuni l’improvvisazione, i tipi comici cioè le maschere e il canovaccio (tricae), mentre le scene privilegiavano l’intrigo e il complicato intrecciarsi degli eventi spassosi. Proprio in queste atmosfere sceniche lontane presero forma i caratteri di Pulcinella, si fusero insieme e il genio artistico dei suoi vari interpreti creò pian piano la maschera "multifattoriale".

I napoletani vezzeggiano e cantano la loro maschera con "Pulecenella", un appellativo dal volgare latino "pullicinellus", quel "personaggio fisso", proposto appunto da Orazio. Dai suoi antenati latini, ha ereditato il naso appuntito, la gobba e l’atteggiamento popolano e grossolano. Pulcinella è certamente di origine campana, dell’antica città di Atella, la quale era situata in prossimità di Capua. Curioso è indagare sul significato del suo nome. Secondo alcuni linguisti si può associare a "pulcinello" cioè minuscolo pulcino con naso adunco, mentre secondo altri la maschera ha derivato il nome da un teatrante del Seicento di Acerra, "Puccio d’Aniello", che si esibiva con una Compagnia di guitti. E così girando e girando, nel corso dei secoli, molti teatranti italiani costretti ad espatriare per cercare fortuna e il "pane" altrove, hanno diffuso questo "personaggio fisso" in varie nazioni: in Francia nasce Polichinelle, in Germania Kaspar, in Inghilterra Punch, in Spagna Pulchinelo

Maschera Buccus

Figura 4 Buccus (© Antonio Fava)

Per il teatro Pulcinella è una maschera carnevalesca che fin dal Trecento si è connotata per la sua voce stridula, legata alle maschere-anime dei morti: la maschera nera, il vestito bianco con il cappuccio, il gesticolare, lo scherzo e la satira smodata. Durante la seconda metà del Cinquecento, quando si diffuse la Commedia dell’Arte, per la prima volta è stato impersonato dall’attore napoletano Silvio Fiorillo.
Oltre la Commedia dell’Arte Pulcinella è l’emblema del teatro dei burattini. Il burattino però da servitore si trasforma in un simbolo di vitalità, un anti-eroe che rappresenta i popoli vinti dai problemi quotidiani e dai nemici più impensabili. È sempre il protagonista di uno spettacolo archetipo, di una rappresentazione in cui l’eroe sconfigge a suon di bastonate le incarnazioni di paure ataviche: il boia, la morte, il diavolo, il cane, ecc…

Pulcinella dice: Tengo na famma ca me mangiarria Napole attorniato de panelle

Figura 5 Pulcinella: "Tengo na famma ca me mangiarria Napole attorniato de panelle"

Pulcinella-girovago per le piazze del mondo affonda le radici di un teatro primigenio, nel quale i problemi esistenziali (vivere, morire, fato, giustizia, rapporti di potere) non ancora sviscerati, sono percepiti attraverso un gioco scaltro di frammenti e metafore. In questo tipo di teatro c’è ancora qualche cosa di viscerale e istintivo, senz’altro legato al vissuto di un popolo, che lo rende un mistero affascinante, inquietante e incessante come l’avidità dell’uomo: "la fame di Pulcinella". Oggi, finita la tradizione attoriale "pulcinellesca", il personaggio è stato riportato alla ribalta dal teatro delle guarattelle.

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Num. 29 § Interventi
Pulecenella... non è figlio di N.N.
di Rosella Federigi ¦ pubblicato: marzo 2009 [visita 1157 10-set-2010 @ 00:20]

Rosella Federigi Rosella Federigi, di origine labronica, si è laureata nel 1987 in Filosofia presso l'Università degli Studi di Pisa. Docente di Lettere nella scuola secondaria, alterna la professione ad impegni artistici come autrice di poesie e testi critici sulle sperimentazioni inerenti il rapporto arte-scienza.
[email: rosella21@interfree.it]