Caffè Accordato. Quando l'infinitesimale fa la differenza

Rosella Federigi
Rosella Federigi

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Nota biografica

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Caffè accordato #1La storia del caffè ancora oggi è un fenomeno di costume, simbolo della socialità e bevanda che desta un grande interesse scientifico e letterario. Una leggenda che si trastulla nel tempo, incontrata spesso come curiosità mattutina: consumiamo caffè ma in fondo lo conosciamo molto poco.
Nasce così l’idea di come sia possibile assaporare diversamente un trascorso e quali sensazioni si elevino dalle proprie suggestioni percepite. Se non potesse cambiare la percezione di un particolare status già vissuto, non diverrebbero vane tutte le nostre azioni perpetrate nel futuro?
Infatti degustare non è abitudine al gusto, ma momento contingente e urgente, desiderio continuo.

L’artista è colui che sa cogliere nell’infinitesimale un valore essenziale, appena percettibile, determinante, peculiare e unico di quel momento in quello spazio e per quella forma: saper rilevare la vaga essenza che non è mai vana.
Come le minime variazioni agli occhi di un artista generano complesse perturbazioni sensoriali, così bere un caffè è piacevole, ma berne uno "accordato" devia il senso del piacere verso la ricerca di una forma personale, un gusto proprio, inviolabile e del tutto coinvolgente.

Caffè accordato #2Il caffè accordato (1) è un’invenzione che sostanzia un’opera d’arte: la scoperta di un nuovo modo di vivere la degustazione. Ad ogni nota dell’accordatura il caffè si arricchisce di nomi propri tra molteplici sensibilità percepite in una scala di valori e associata solo alle variazioni del suono.

L’aroma persiste nell’olfatto, si espande nel palato, induce piacere e seduzione; e come il gesto del sorseggiare non si può ignorare, così l’azione si evolve in un quadro di possibilità, non solo audiovisive, che vanno assolutamente esplorate, indagate nei minimi dettagli, alla ricerca di quelle infime variazioni del caffè, come quelle sonore, capaci di generare il viraggio del gusto, quando si trovano a ridosso del limite. Il dettaglio si conforma in un tutto ideale; qualcosa di nuovo sembra generarsi dal gesto divergente come un plusvalore che si spiega solo per la grande attrazione verso una bevanda così comune ma tanto pregiata .

La percezione che diventa pensiero riflette e immagina: l’aroma si diffonde a intermittenza ed elaborazioni immediate giungono dall’emisfero destro. Inondazione di richiami attrattivi verso quella visione, quel profumo, quel suono che percorre di colpo il liquido e così caricato inonda la nostra sfera emotiva.
Vellutata crema insinuante labbra nude o vestite di rosso; sferzate di dolce e di amaro, di aspro, di acidulo, si sbrigliano al passaggio del nero fluido brioso.
(2)

Accordatura temporale

Il caffè è una sorta di medium tra mondi lontani e diversi, con una sua storia da vantare: civiltà d’Oriente e Occidente "pacificate" dalla pratica della degustazione.
Come francobolli di tempo, storie curiose, suggellano la scoperta del frutto, esaltandone le virtù benefiche e forse già Omero conosceva le proprietà rinvigorenti delle bacche rossastre narrando del succo di cui si beavano i Troiani. Così dopo la distruzione di Ilio e la diaspora dei suoi abitanti l’uso del caffè proseguì verso le coste del Mar Rosso.
I popoli arabi lo sostituirono al vino perché vietato dal Corano e fu dichiarato "Vino dell'Islam".
(Si narra che in un pascolo dello Yemen un pastore scoprì le sue capre improvvisamente irrequiete dopo aver mangiato alcune bacche. L’ignaro confida la sua esperienza forse ad un viandante che incuriosito sperimenta l’uso di quel frutto ricavandone un liquido prezioso).
Una storia verosimile, che parla della sua diffusione iniziata intorno al 900 -1000 d.C. Già nel 1454 nello Yemen era consuetudine sorseggiare il caffè e ne fu approvato il consumo per le qualità corroboranti contrapposte a quelle soporifere del kat, bevanda consueta in tutto il paese. Al diffondersi della religione islamica si diffondeva altrettanto il fascino per questa nuova bevanda scura.
Venezia per prima subì l'aroma del caffè, poi tutta la Penisola divenne punto di riferimento per l’Europa. nacquero così le prime "Botteghe del Caffè", locali nuovi, mai esistiti prima che indussero nuovi comportamenti: degustazione, convivialità e discussioni intellettuali, caratteristiche riscontrabili prima nei privati salotti, poi nei pubblici bar.

Caffè accordato #3In Italia il caffè divenne presto dono da offrire come simbolo di amicizia e di amore.
Ancora oggi nel cuore dei quartieri più popolari di Napoli magicamente pulsa la sua presenza. Il tradizionale "pacco di zucchero e caffè" (in alternativa soldi e sigarette) è quel regalo di circostanza, sempre a portata di mano e sempre gradito, che coincide spesso con una ricorrenza o una visita improvvisata (non escluse le condoglianze).
Particolarissimo il metodo di tostatura "arrangiato" ma efficace: un cono per raccogliere i chicchi verdi (comprati a modico costo) dentro un barattolo crivellato reso girevole con una manovella e posto sopra la brace… poi il soave aroma pronto a rifrangersi fra le pareti dei vicoli.
Fra i primi a sceneggiare il gusto del caffè e a svelarne nella conservazione l’arcano segreto del suo aroma, è stato Eduardo, con il suo "coppitello" di carta salva aroma descritto in una celeberrima scena della commedia Questi fantasmi. In realtà, dietro la sua sapiente descrizione fatta al professore, uomo di cultura che solo lui poteva comprenderlo, si celava, nei suoi dettagli, il vero volto di un popolo: l’amplesso fra una esile vagina di carta dal nome maschile "coppitello" che si accoppia col rigido membro maschile "beccuccio" della femminea caffettiera, compiendosi il sublime rito della difforme sessualità napoletana che nel suo spirito di intercambiabilità dei ruoli, ben esprime l’atavico senso dell’adattamento, capace di generare quell’essere amorfo, forse ermafrodita, amaro ma dolce, forte ma delicato, ristretto ma intenso quale è il caffè.

Video Caffè accordato
Url video: http://www.amnesiavivace.it/media/clips/caffe.wmv
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Il caffè è esso stesso una creazione e come tale non può accompagnare un altro soggetto d’arte. L’analogia tra caffè ed opera d’arte, si realizza nel desiderio di esprimersi in una sensualità esclusiva, che trovi il suo essere in una "fisicità dell’immaginario": chi potrà mai negare che un caffè accordato in "DO" sia altro da un caffè accordato in "SOL"?
Una nuova tendenza, dunque, si propone per i raffinati del caffè: la ricerca della sonorità nella sua accordatura.
Ribellandosi alla sua schiavitù il Caffè si libera dalle catene: non più solo strumento conviviale per la pausa quotidiana per intrattenere gli altri o quell’amplesso da consumarsi in pochi istanti in anonimi bar suburbani. Si riveste di nome e di vita propria cercando la realizzazione in se stesso, non essendo più disposto a recitare un ruolo se non da protagonista. C’è un‘intera vita da rifare e tante doti nascoste da scoprire.

E come spiega l'espressione tipicamente inglese per definire ciò che non rientra nel proprio gusto personale: "It is not my cup of tea" - ossia, "Non è la mia tazza di tè"; un autentico artista, di fronte ad un’opera mal riuscita, potrebbe affermare: "It is not my cup of coffee", "Non è (la mia tazza) il mio caffè (accordato) preferito".
Mettendo in relazione il caffè con l’arte, si può evidenziare, come entrambi siano originati da atti elaborati e intensi, con effetti prolungati e verificabili nel tempo.

Note

[1Ricetta per preparare una tazzina di caffè accordato:
Preparare la moka con acqua e caffè macinato poi deporla sul fornello a fuoco lento, lasciando il coperchio alzato;
preparare una tazzina con un cucchiaino di zucchero;
appena inizia ad uscire il primo caffè concentrato, togliere velocemente la moka dal fuoco e versarne solo alcune gocce sullo zucchero (lo zucchero deve assorbire il caffè inumidendosi ma senza diventare liquido) e subito dopo riporre nuovamente la moka sul fuoco a coperchio chiuso;
mescolare con vigore e montare lo zucchero fino al formarsi di una omogenea crema chiara;
quando tutto il caffè è sgorgato, spegnere la fiamma e girare con un cucchiaino pulito;
riempire per 2/3 di caffè la tazzina con la crema impugnandola rigorosamente dal manico e con l’altra mano girare col cucchiaino fino a farla sciogliere;
la crema si disporrà in superficie e solo a questo punto si potrà accordare il caffè colpendo ritmicamente il bordo della tazzina con il cucchiaino e ad ogni percussione si avrà una variazione ascendente di nota fermarsi alla nota dell’ottava desiderata e iniziare a godersi il caffè.
La scala di note che si può ottenere dipende da vari fattori: grandezza e spessore della tazzina, livello di riempimento, quantità di zucchero, calore della bevanda, grana della miscela, tipo di cucchiaino, tipo di impugnatura della tazzina, sensibilità dell’udito, ecc.

[2] Risoluzione dei problemi:
Se la crema non si forma ci possono essere diversi motivi:
il caffè versato sullo zucchero è poco cremoso perché si messo troppa acqua o poca miscela nella moka, oppure non si è fatto in tempo a prelevare il primo caffè;
il caffè versato sullo zucchero è troppo poco (lo zucchero rimane granuloso quando lo si monta);
il caffè versato sullo zucchero è troppo e la consistenza è troppo liquida;
la miscela usata per preparare il caffè è grossolana.

[3] Video CAFFE’ ACCORDATO, da un’idea di Domenico Vitiello, interpretato da Rosella Federigi, musiche di MonCheese, prodotto da IL IA’ JOLIE.

Commenti [+ aggiungi]

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  • [8] Luigi
    Complimenti a Rossella anche se nn ti conosco di persona, ma leggendo la nota credo che tu sia una napoletana Doc con l'arte di preparare il caffe.
    Scusa ma nn mi sono presentato, mi chiamo Luigi, per gli amici Giggì, anche qui nella terra di mezzo ho portato l'arte del caffè, come solo noi napoletani sappiamo fare con amore&attenzione, perchè come dici tu un buon caffè a molte proprietà tra cui quella "dell'accordatura" tra i vari personaggi...che con il gusto del caffè si addolciscono e ritorna la quiete. come si suol dire a Napoli...e fessarià e cafè.
    Aderisci al nostro link e su facebook, abbiamo bisogno di persone che ci sostengono e ci spingono in questo lungo percorso. Ad maiora

    Imprimatur 11 maggio 2009 @ 16:03 Link permanente

  • [7] fernando
    da quando ho smesso di bere caffè zuccherato ho cominciato ad apprezzare il vero caffè. senza zucchero senti il vero profumo del caffè e riesci a percepire tutto il sapore delle varie miscele. mi mancava solo l' accordatura.
    ma senza zucchero si può fare?
    fernando

    Imprimatur 14 marzo 2009 @ 16:06 Link permanente

  • [6] ago www.lumierecinema.it/caffeussero.htm
    I Bagni di Pisa (oggi San Giuliano Terme) sono legati alla storia del caffè, simbolo della socialità. A Corliano c'è una Kaffeehaus dell'inizio del settecento dove la tradizone vorrebbe che Carlo Goldoni abbia ambientato la commedia "i piaceri della villegiatura" e Vittorio Alfieri abbia sorseggiato la bevanda (a quel tempo bollita sul fuoco). Il costruttore della Kaffeehaus di Corliano è stato anche il fondatore dell'attuale caffè dell'Ussero sul lungarno boreale di Pisa: 1° settembre 1775. Si racconta che Cosimo Agostini invitò Gustavo III di Svezia al Caffè dell’Ussero il 3 novembre 1783 per provare "l'innocenza" di questa bevanda. Il futuro monarca andava infatti dicendo che il caffè era un veleno, e "il giorno del Giudizio Universale chi lo avesse bevuto sarebbe uscito dalle tombe nero come i fondi del caffè".

    Imprimatur 28 gennaio 2009 @ 17:34 Link permanente

  • [5] gianni
    Rosella la conosco da anni. Fin dai primi momenti dell'università. Ha sempre avuto un vero culto per lil caffé. Un antico amore mai tradito.
    Da sempre Rosella è in grado di preparare un caffè con tutti i crismi, oggi sa anche farti riflettere sulle implicazioni storiche, artistiche e metafisiche della bevanda nazionale. Brava.

    Imprimatur 18 gennaio 2009 @ 20:34 Link permanente

  • [4] Giovanna
    Manca l'odore e poi sorseggiarlo.
    Leggere di chi sa scrivere così, mi rende zoppa in una corsa.
    Giovanna

    Imprimatur 8 gennaio 2009 @ 12:12 Link permanente

  • [3] Moncheese www.myspace.com/moncheeseband
    Se siete interessati alla nostra musica, quella presente nel video, venite a trovarci su www.myspace.com/moncheeseband , siamo a lavoro e metteremo nuove canzoni.
    Grazie

    Imprimatur 6 gennaio 2009 @ 15:52 Link permanente

  • [2] Rosella digilander.libero.it/il.ia.jolie
    Il caffè scordato è stato accordato. BYE.

    Imprimatur 5 gennaio 2009 @ 21:49 Link permanente

  • [1] Gekko P. myjuvenile.splinder.com
    Molto interessante, non ne sapevo assolutamente nulla. Lo provo stasera!

    Imprimatur 5 gennaio 2009 @ 13:07 Link permanente

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Num. 28 § Interventi
Caffè Accordato. Quando l'infinitesimale fa la differenza
di Rosella Federigi ¦ pubblicato: gennaio 2009 [visita 1381 8-set-2010 @ 07:33]

Rosella Federigi Rosella Federigi, di origine labronica, si è laureata nel 1987 in Filosofia presso l'Università degli Studi di Pisa. Docente di Lettere nella scuola secondaria, alterna la professione ad impegni artistici come autrice di poesie e testi critici sulle sperimentazioni inerenti il rapporto arte-scienza.
[email: rosella21@interfree.it]