[Nota di redazione] Dell'articolo è co-autore Domenico Vitiello che con Rosella Federigi condivide l'esperienza del gruppo IL IA' JOLIE. La sua nota bio-bibliografica è alla fine di questo contributo.
Prologo
Non è certo il racconto di una bella storia inventata e mai vissuta che ci salva dal solito mondo, ma probabilmente il desiderio di un altrove nella vita di sempre, quell'altrove che anche quando non si realizza, ci appartiene, fosse solo perché lo abbiamo cercato a tutti i costi e in ogni momento.
Così aneliamo viaggiare dentro l'umano, fuori dalle linee di condotta, fuori dai luoghi comuni e dalle certezze, dove tutto può e deve essere compreso, tutto deve tornare al posto suo, al posto giusto. Secoli stanchi, pervasi di rappresentazioni, d'intrigate trame e di significati contestuali, liberano la scena del reale a quel dissenso mentale, in cui i reperti-residui delle esperienze sensoriali recitano in uno spazio immateriale. Si incontrano, odori, ricordi, suoni, impressioni, in uno spettacolo visionario, lecito al sentire libero e/o liberato, lontano dagli schemi carcerieri del pensiero.
Il gusto e il sapore, corroborati dal continuo fluire delle espressioni, si condensano in uno "spettacolo indifferente" cioè identico solo alla medesima realtà mentale che lo sta realizzando.
Se invece il pensiero riemergesse in scritture scontate, attraverso parole senza sfaccettature, l'essenziale trionferebbe, così come il tonfo della caduta di un corpo.
Soltanto i viaggi immaginari raffigurati nei/dai circuiti cerebrali continuano a sradicare l'uomo dalle proprie abitudini, offrendo lidi paradisiaci, dove evolversi enarranti.
Un superficiale "troppo umano" finalmente superato dalla ricerca continua di emozioni scollegate e sinestesiche, poi acquisisce nuovi connotati e dall'impaccio di una retriva dimensione inizia ad esprimersi in libertà.
Proprio evitando la ciclicità delle azioni, sono garantite le nuove sensazioni, come abiti nuovi da indossare per nuovi spettacoli.
Pensieri pittorici, lettura e video-scrittura ricombinati virtualmente rivivono e mutano i contenuti divenuti fermenti.
Il sipario mnestico si apre su un percorso che sembra assumere connotati narrativi: un corridoio scenografico di oggetti-reperti accompagnano il lettore, spettatore di se stesso e di altri. Il linguaggio interiore si esteriorizza, non tanto per comunicare ma per manipolare nella dimensione scritta la propria essenza, la propria possibilità.
La pagina non ha un luogo fisico oltre il virtuale e come dove nascono le stelle cadenti, l'idea è quello spirito ubiquo che aleggia nel nostro cervello, per illuminarsi nel movimento e un istante dopo scomparire.
Figura 1 © IL IA' JOLIE
Epilogo
Colori affioranti in toni sommessi, promiscui, sbramati dal solo gusto di pensare. Orme rese immobili, invase dall'unica forza di emergere dal contesto irruvidito e obsoleto del piano. Orde di significati si affollano teneramente nel luogo delle relazioni apparenti e frapposti tra esse, frazioni di tempo, si insinuano come vuoti a perdere, riempiti da volumi di distanze: segni indistinti e intrisi dal desiderio di vedere ricomporsi a tratti i volti astratti delle cose perdute, degli amici di sempre, degli amanti nascosti.
Scegliere ogni volta un colore unico, per soddisfare la propria voglia di certezza, di appartenenza e in segreto lasciarsi delirare nella conturbante incertezza delle sue mille sfumature. Come un frattale, basta avvicinare lo sguardo per capire che già un nuovo orizzonte è pronto ad affacciarsi, a replicarsi e a moltiplicarsi, così le idee si affastellano nella mente se ci si sofferma, anche solo per un attimo, a zoomare.
Allenarsi a raccogliere quel che più ci colpisce dell'inutile, lasciando mestamente che si disperda il resto. Col fiato sospeso, accompagnato da una brezza, andare avanti, lungo taglienti desideri, suadenti, infami e sempre pronti a negarci tutto e dovunque. Come esuli dai connotati scarsi, su un suolo che ci mostra il suo unico volto, non mi chiedo se è importante conoscere ancora e ripasso in fretta, a gesti, frasi scapezzate, tolte di senso per scantonare l'ombra di un'emozione che affiora solo quando vuole, solo quando crede.
Saltando a piè pari dai luoghi persuasi dalla vita, mi faccio travolgere dall'infima speranza di chi sa che solo pochi millimetri di orizzonte lo separano dal resto del mondo, ma quel che cerchi è sempre un palmo più in là. E così riesco a distinguere gli esili e umili grumi di materia, sempre pronti a confondersi intimamente tra loro, ma sempre fieri di mostrarsi in se stessi, nella propria materialità, pur sapendo nel complesso di rappresentare altro.
Come nei toni di un dipinto, disseminati tutt'intorno, qualcuno si vede di tanto in tanto emergere, qua e là, tra le pieghe sbiadite dei contorni; spiando dai piccoli squarci cromatici delle fessure della mente, si aprono improvvisi abissi senza fondo e allora si scopre di fluttuare in un vago intorno matematico.
Faccio fatica a distinguere il carattere da una mosca, l'assillante dall'umile, il freddo dei piedi dal riflesso dell'acqua, l'azzurro dal turchese, però mi racconto ancora e mi vanto di quelli che vedevo spingersi lontano, fino a scomparire: se bisogna distruggere tutto per sopravvivere, non vale forse di più sparire nel nulla?!
Appese a pochi attimi, gocce accecanti di passioni, fanno a gara per mostrarsi, mentre ci si ostina distratti a guardare quel che si ha davanti, in un tumulto di necessità. È allora che si tendono le mani, nude, vuote, inarcandole a forza, per mostrare che non c'è trucco, che non c'è niente di nascosto e nell'agonica gamma dei mutamenti fisici, si prova sollievo dal riposo.
Il sottile m'impressiona sempre di più e lo sento come acqua tra le dita e da mia madre ho appreso quel silenzio che si annuncia in un odore, bisbigliato piano piano, dolcemente, in una litania di sguardi presi in prestito da sogni rabberciati.
Finché un punto non diventa "null'altro" e negl'interstizi della coscienza s'incrostano certezze che abitano il mondo che c'è tra noi e quel qualcosa di noi, nel punto in cui la verità si manifesta nei mille modi precisi nel ritrarre una soluzione, in una creatività che non si può mostrare, che non si può dare con le spiegazioni...
NOTA BIOGRAFICA
Domenico Vitiello. Partenopeo di nascita, ha lavorato, dalla metà degli anni Settanta, in vari gruppi di base del teatro di ricerca e nel 1979 è stato uno dei fondatori del Gruppo IL IA' JOLIE . Precursore dei temi sul rapporto arte-scienza, ha realizzato spettacoli fino al 1982 presso il Teatro Spazio Libero di Napoli.


