La spada di King Arthur

Daniele Timpano
Daniele Timpano

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Nota biografica

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Dimenticate d'essere nel medioevo. [1] Alti mediocri e bassi sprofondanti. Questa la sintesi migliore di questo mediocrissimo serial di fin troppo successo in Italia. L'esempio classico di come la memoria inganni, di come in generale non ci sia nulla di male nella nostalgia del cartone animato adorato in gioventù, ma caso per caso bisogna distinguere le cazzate dalle belle cose: "La spada di King Arthur" è una cazzata. Merita interi ben tre luoghi comuni:

1. I cartoni animati sono per loro stessa natura diretti ai bambini (intesi come deficienti da introdurre in un mondo di stupidi).

2. Quelli giapponesi sono i peggiori di tutti: fatti male, storti, brutti, rappezzati con l'accetta.

3. Una serie televisiva è un prodotto fatto in serie, anonimo, e in quanto tale non ha nulla di "artistico", tanto più se è un cartone animato, tanto più se giapponese (e dunque storto, brutto, fatto male e rappezzato con l'accetta)

In questo caso tutto è assolutamente vero. Non basta una sola puntata (ma non ve ne consiglio più d'una) per capire fino a che punto. Seguono esempi:

1. L'insieme incongruente della sceneggiatura.

2. La retorica buonista del quintetto di giovani protagonisti (compresi, come al solito, un ciccione e un ragazzino), o meglio qualunquisti, che è il termine esatto

3. Le musicacce squallidone del pur bravo Shunsuke Kikuchi (Mazinga Z, Goldrake, Babil Junior, Dragonball...)

4. I personaggi ignobili tipo "Il Cavaliere Verde", onnipresente nelle prime 3-4 puntate e che poi sparisce senza che se ne parli più, oppure i vari pretestuosi "cugini di...", "figlie di..." (un arbitrio del doppiaggio di merda italiano?) ma soprattutto dozzine di altri. Praticamente tutti.

Gli elementi di curiosità e di interesse naturalmente non mancano, in particolare nella seconda serie, che almeno si discosta completamente dal ciclo arturiano: navi vichinghe volanti, cavalli meccanici a razzo che sparano veri e propri missili, soldati ninja vestiti da pipistrelli, persino il cliché della doppia identità del protagonista non si sa più se ripreso direttamente da Superman o se costituisce citazione della citazione della citazione della citazione: L'Uomo Ragno, Hurricane Polimar, Yattodetaman, i cinque Gatchaman, Goldrake... In generale, non è l'incoerenza totale di storia, personaggi, costumi, architetture e ambientazioni che mi ha depresso, quanto l'inconsistenza e il vuoto che si cela dietro questa grumaglia di ingredienti incoerenti.

Dimenticatomi d'essere nel Medioevo, dimenticatomi che c'era una storia da seguire, devo dire che mi sono abbastanza divertito.

NOTE

[1] Non capisco che intendano Francesco Filippi e Maria Grazia Di Tullio quando scrivono: "[...] l'ambientazione storica è affidabile, supportata da convincenti atmosfere gallesi..." (Mazinga Nostalgia, Castelvecchi, Roma 2000, pag. 378) . Affidabile? Convincenti? GALLESI?

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  • [5] valerio
    caro andrea villa, grazie per il tuo commento, spero davvero che nascano molte altre gemme verdi e che popper abbia ragione!

    Imprimatur 31 maggio 2010 @ 14:42 Link permanente

  • [4] a.villa it.linkedin.com/in/andreavillasociologia
    Io penso che, anche, le riviste - come del resto le teorie - sono come le gemme delle piante sempreverdi. Se ne spezzi una ne riescono almeno tre. Si potrebbe, anche, dire:
    « Ogni qualvolta una teoria ti sembra essere l’unica possibile,
    prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema
    che si intendeva risolvere. » [Karl Popper]
    Quindi, coraggio!

    Imprimatur 26 maggio 2010 @ 22:02 Link permanente

  • [3] nicola castellini
    conosco questo genere di lamenti. ho avuto una piccola rivista anche io e è stata chiusa per argomenti e ragioni analoghe. personalmente ho contribuito con un singolo articolo per amnesia vivace tempo fa, ho seguito la rivista talvolta, non sempre, a volte la ho trovata infarcita di pipponi. cosa dire.. sarebbe bello se tutti i 482 articoli siano riuniti in una pubblicazione cartacea, fosse anche di un solo esemplare che fate girare tra i fondatori.. così come feticcio. i nuovi avanzano, noi ci invecchiamo. merda.

    Imprimatur 24 maggio 2010 @ 10:57 Link permanente

  • [2] Daniele T.
    ah ah ah
    non in generale sugli anime, in particolare sulle emozioni intense di king Arthur :-)

    Imprimatur 29 marzo 2010 @ 02:07 Link permanente

  • [1] Jotaro74
    Mi dispiace contraddirti ma gli anime trasudano arte da tutti i pori e La spada di King Arthur non fa eccezione anzi poesia ed epicità si sprecano in questa mitica serie! Senza contare che trasmette emozioni intense.
    Forse dovresti riguardartela meglio con più attenzione e soprattutto renderti conto che siamo noi italiani a rovinare questi capolavori con adattamenti e doppiaggi squallidamente snaurati all'originale.
    Saluti.

    Imprimatur 26 marzo 2010 @ 20:44 Link permanente

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Num. 5 § Alla cassa
La spada di King Arthur
di Daniele Timpano ¦ pubblicato: gennaio 2003 [visita 4293 22-mag-2013 @ 15:17]

Daniele Timpano

Daniele Timpano (Roma, 1974) è autore-attore e regista di teatro. Come attore ha lavorato con Michelangelo Ricci (Finale di Partita, La Meglio Gioventù, Ubu Re), Carlo Emilio Lerici, Francesca Romana Coluzzi, Massimiliano Civica (Grand Guignol).

Ha collaborato con diverse compagnie della scena indipendente romana, tra le quali OlivieriRavelli teatro (L'immaginario malato , Trilogia del consenso) e LABit (Mani).

Fondatore del gruppo amnesiA vivacE, ha scritto e interpretato Storie di un Cirano di Pezza (1998); Ogni rivoluzione è (?) un lancio di dadi (1998, in collaborazione con Marco Maurizi); Teneramente Tattico (1999); Profondo Dispari (2000); Oreste da Euripide (2001); caccia 'L drago da J. R. R. Tolkien (2004), vincitore della terza edizione del premio Le voci dell'anima - incontri teatrali; Gli uccisori del chiaro di luna -- cantata non intonata per F. T. Marinetti e V. Majakovskij (2005); dux in scatola. Autobiografia d'oltretomba di Mussolini Benito (2006), finalista al Premio Scenario 2005, pubblicato in volume da Coniglio Editore nel 2006 e sulla rivista di teatro Hystrio nel 2008; Ecce robot! Cronaca di un'invasione (2007), ispirato all'opera di Go Nagai (Jeeg Robot, Goldrake, Mazinga) e pubblicato in volume all'interno dell'antologia "Senza corpo - voci dalla nuova scena italiana" a cura di Debora Pietrobono [Minimum Fax, 2009]; Negative film #1; Teneramente Tattico (2009, in collaborazione con Lorenzo Letizia/Le Chant du Jour); Risorgimento pop - memorie e amnesie conferite ad una gamba (2009, in collaborazione con Marco Andreoli/Circo Bordeaux) e Sì l'ammore no (2009, in collaborazione con Elvira Frosini/Kataklisma), finalista al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche "Dante Cappelletti" nel 2008. Coordinatore dei laboratori teatrali, letterari e musicali Oreste ex Machina (2003), Gli uccisori del chiaro di luna (2004) e Fiabbe Itagliane (2005), tutti finanziati dall'Università degli studi di Roma "La Sapienza".

Un suo testo, Per amarti meglio!, è stato finalista nella rassegna "Napoli drammaturgia in festival 2001" e dramma del mese su Dramma.it. È redattore (e collaboratore) di questa rivista e di Ubu Settete, periodico di critica e cultura teatrale. È tra gli ideatori e organizzatori della rassegna romana Ubu Settete -- fiera di alterità teatrali.


[email: profondodispari@inwind.it]