Dimenticate d'essere nel medioevo. [1] Alti mediocri
e bassi sprofondanti. Questa la sintesi migliore di questo
mediocrissimo serial di fin troppo successo in Italia. L'esempio
classico di come la memoria inganni, di come in generale non
ci sia nulla di male nella nostalgia del cartone animato adorato
in gioventù, ma caso per caso bisogna distinguere le
cazzate dalle belle cose: "La spada di King Arthur" è
una cazzata. Merita interi ben tre luoghi comuni:
1. I cartoni animati sono per loro stessa natura diretti
ai bambini (intesi come deficienti da introdurre in un mondo
di stupidi).
2. Quelli giapponesi sono i peggiori di tutti: fatti
male, storti, brutti, rappezzati con l'accetta.
3. Una serie televisiva è un prodotto fatto
in serie, anonimo, e in quanto tale non ha nulla di "artistico",
tanto più se è un cartone animato, tanto più
se giapponese (e dunque storto, brutto, fatto male e rappezzato
con l'accetta)
In questo caso tutto è assolutamente vero. Non basta
una sola puntata (ma non ve ne consiglio più d'una)
per capire fino a che punto. Seguono esempi:
1. L'insieme incongruente della sceneggiatura.
2. La retorica buonista del quintetto di giovani protagonisti
(compresi, come al solito, un ciccione e un ragazzino), o
meglio qualunquisti, che è il termine esatto
3. Le musicacce squallidone del pur bravo Shunsuke
Kikuchi (Mazinga Z, Goldrake, Babil Junior, Dragonball...)
4. I personaggi ignobili tipo "Il Cavaliere Verde",
onnipresente nelle prime 3-4 puntate e che poi sparisce senza
che se ne parli più, oppure i vari pretestuosi "cugini
di...", "figlie di..." (un arbitrio del doppiaggio di merda
italiano?) ma soprattutto dozzine di altri. Praticamente tutti.
Gli elementi di curiosità e di interesse naturalmente
non mancano, in particolare nella seconda serie, che almeno
si discosta completamente dal ciclo arturiano: navi vichinghe
volanti, cavalli meccanici a razzo che sparano veri e propri
missili, soldati ninja vestiti da pipistrelli, persino il
cliché della doppia identità del protagonista
non si sa più se ripreso direttamente da Superman o
se costituisce citazione della citazione della citazione della
citazione: L'Uomo Ragno, Hurricane Polimar, Yattodetaman,
i cinque Gatchaman, Goldrake... In generale, non è
l'incoerenza totale di storia, personaggi, costumi, architetture
e ambientazioni che mi ha depresso, quanto l'inconsistenza
e il vuoto che si cela dietro questa grumaglia di ingredienti
incoerenti.
Dimenticatomi d'essere nel Medioevo, dimenticatomi che c'era
una storia da seguire, devo dire che mi sono abbastanza divertito.
NOTE
[1] Non capisco che intendano Francesco Filippi e Maria Grazia Di Tullio quando scrivono: "[...] l'ambientazione storica è affidabile, supportata da convincenti atmosfere gallesi..." (Mazinga Nostalgia, Castelvecchi, Roma 2000, pag. 378) . Affidabile? Convincenti? GALLESI?



Mostra|Nascondi Risultati: 1