La O e la E: Mirella Bentivoglio

Alfio Petrini
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Nota biografica

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Durante l'organizzazione della sesta edizione (2001) della Vetrina Internazionale del Centro Nazionale di Drammaturgia, "Aree Intermediali e Sinestetiche", pensai di dedicare una Sezione della Vetrina successiva ad Anton Giulio Bragaglia ed una a Mirella Bentivoglio. Purtroppo non mi fu possibile realizzare l'idea. Il Comune di Roma decise all'improvviso di non dare più continuità al progetto del CND, l'istituzione che dal 1985 si era assunto il compito di ridefinire e a rilanciare in chiave moderna le variegate forme di teatro totale e più in generale le creazioni artistiche fondate sulle miscele linguistiche eterogenee.

E' con sentimento di tristezza per l'idea non concretizzata e di gioia per il piacere totale provocato dalla visione delle sue opere che mi accingo a scrivere qualcosa sul lavoro di Mirella Bentivoglio, pensando di fare cosa gradita ai giovani lettori di questa Rubrica che per ragioni anagrafiche non conoscono l'artista. La Bentivoglio è una poetessa. Poetessa vera. E' poetessa, non perché si occupa di poesia, ma perché ha un comportamento poetico rispetto alle cose che racconta, alle idee che comunica, agli oggetti artistici - ricchi di significati di rimbalzo e di mistero - che progetta e realizza con primordiale e raffinata abilità.

Quante auree, quante atmosfere vagamente poetiche, quanti veli di superficie, quanta retorica e ambiguità nel campo della poesia! E della letteratura. E del teatro. Si pensa che il fare poesia dipenda dalla bellezza del significante o dal tono poetico o dalla scrittura organizzata in versi, non dal comportamento poetico dell'autore.

Mirella Bentivoglio ha avuto come punti di riferimento Marcel Duchamp, Man Ray e i dadaisti. Tuttavia - dotata di forte comportamento poetico e di seducente individualità - ha svolto nel corso degli anni una originale ricerca artistica, muovendo i primi passi nella poesia lineare, approdando poi alla poesia concreta e passando ben presto dalla poesia concreta alla poesia visiva.

"Inno alla morte" e "Piove" possono essere considerate opere concrete. Ma lo spirito libero ha spinto la Bentivoglio verso altri lidi, meno regolari e definiti. Sono nate così opere come quella generata dalla forma verbale HO, in cui un discreto numero di H compone una grata carceraria dalla quale, forse, è possibile uscire attraverso il buco finale della O. Oppure come quella scaturita dalla forma verbale TI AMO: la parte AM viene associata al suono di una bocca nell'atto di mangiare o d'ingoiare qualcosa. E anche "Fiore nero" -- figura di fiore costituita da una folla di persone nere -- si colloca evidentemente in quella categoria del concreto che travalica nel visivo.

A metà degli anni '60 anche Pignotti e Miccini, con il gruppo dei "fiorentini", erano impegnati nell'arte della poesia visiva. Ma la Bentivoglio non era artista riconducibile all'estetica e alla poetica di un gruppo o di un movimento in forza della sua carica di libertà. Il gruppo fiorentino praticava una netta associazione tra materiale verbale e immagini, che venivano solitamente ricavate da riviste illustrate o da fumetti, ancorando l'opera alla tecnica di sapiente assemblaggio, mentre la Bentivoglio amava sondare gli anfratti dei processi comunicativi alla ricerca di una complessità di linguaggio che connotava l'opera tra il "concreto" e il "visivo", nella prospettiva del simbolico. Ieri come oggi il presupposto risiede nella dualità della natura e della cultura umana, la prospettiva nella dimensione simbolica, la metodica nella congiunzione del dato materiale con quello ideale. Teoria e prassi coincidono. Progettazione e realizzazione non separano mai il materiale dall'immateriale, il maschile dal femminile, il nero dal bianco, il visibile dell'invisibile, il palpabile dall'impalpabile nel rispetto del principio fondamentale secondo il quale non va mai separato ciò che è organicamente unito.

E tra le opere che hanno maggiormente caratterizzato il lavoro della Bentivoglio segnalo la serie - di variegata potenza espressività - incentrata su due lettere dell'alfabeto: la O e la E. La O come lettera dell'alternativa. Come segno del tutto vuoto/tutto pieno, della regressione e della potenzialità. Come uovo archetipico, al quale hanno fatto riferimento, prima di lei, grandi artisti come Beato Angelico e Piero della Francesca. L'uovo come "mio segno costante -- dice l'autrice - , emblema della vita, simbolo cosmico della perpetuità e dell'origine". L'uovo come simbolo e come oggetto del quotidiano. Come emblema filosofico e come commestibile che porta con sé il profumo delle faccende domestiche. Come significato alto e basso allo stesso tempo, inscindibili. L'uovo è una sorta di linea d'ombra. E' una soglia. Da una parte ci pone al riparo dagli "eccessi di anima" (Barilli), e dall'altra ci protegge dagli eccessi di materialismo dilagante.

Mutilazione per accentuazione
Mutilazione per accentuazione
travertino
ogni lettera intera cm 62,5 x 6 x 10
Il predominio sull'altro, 1977
Il predominio sull'altro, 1977
installazione, Gubbio, 1981
Ti amo
Ti amo
collage e letraset
cm 70 x 50, 1970
E = congiunzione: Scontro frontale
E = congiunzione: Scontro frontale
ogni modulo altezza cm 230, 1978/81
Operazione Orfeo
Operazione Orfeo
Caverna di Monte Cucco
intervento su zoccolo calcareo naturale, 1982/85
Incontro immobilizzante
Incontro immobilizzante
legno ogni modulo altezza cm 230, 1978/81
Il seme di O
Il seme di O
marmo
lunghezza cm 60, 1983
L'Ovo di Gubbio
L'Ovo di Gubbio
pietra
altezza cm 230, 1976
Hyper Ovum
Hyper Ovum
legno di tiglio
altezza cm 230, 1987
Una E di E
Una E di E
legno, 1979-81
E/vocazione
E/vocazione
installazione, Gubbio
altezza cm 250, 1981
Gabbia (-h0-) 1966
Gabbia ("H0") 1966
serigrafia
cm 75 x 51, 1969

Tra le più note opere che hanno come riferimento la O vale ricordare "L'ovo di Gubbio" (1976) , in pietra , altro m 2,30; "Operazione Orfeo" (L'uovo nella caverna, 1982-85), di dimensioni ridotte, collocato dall'artista in missione speleologica su uno zoccolo calcareo naturale nella Caverna di Monte Cucco; "Iper Ovum" ( 1987), dove l'uovo - sottoposto ad una "operazione di svuotamento" e liberato dell'involucro -- appare come leggera struttura lignea. Il risultato finale è un ovale d'aria, quindi: un'anima dove è collocato un uovo, ovviamente.

Se la lettera O esprime un'alternativa, la E significa congiunzione, giuntura, legame, raccordo, movimento, combinazione che mette insieme cielo e terra. Ma è anche segno di contrasto, contrario, opposizione, diversità, congiunzione irrisolta, accoppiamento fallito, e quindi errore, stasi, appiattimento, naufragio dell'esperienza. "E/vocazione" (1981), "Il predominio sull'altro" (1977), "E = congiunzione. Scontro frontale" (1978-81), "Incastro immobilizzante" (1978-81), "Mutilizazione per accentuazione" ( 1978), "Una E di E" (1979-81) sono titoli esemplificativi che non hanno bisogno di spiegazioni e che confermano il senso della totalità della poesia di Mirella Bentivoglio. L'artista torna ai primordi e si fa chimico più che alchimista. Combina, duplica, trasforma e restituisce "alla verbalità l'antica forza propulsiva dell'ideogramma", restando ben salda sul crinale che mette insieme dato cognitivo e dato sensibile. Da questo punto di vista le lettere O ed E sono i segni di un procedimento che porta con sé la metafora della creazione artistica. Se la O riconduce ad unità di stile e di poetica valori opposti e contrari, la E ne salvaguarda la irriducibilità, rendendoli palpitanti come scintille di luce nel buio.

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Num. 20 § Il dannato mestiere
La O e la E: Mirella Bentivoglio
di Alfio Petrini ¦ pubblicato: dicembre 2006 [visita 3267 28-lug-2010 @ 21:58]

Alfio Petrini

Drammaturgo, regista, attore, critico teatrale, direttore del Centro Nazionale di Drammaturgia. Alfio Petrini si occupa di questioni teoriche e prassiche relative alle forme di Teatro Totale, alle creazioni artistiche in aree intermediali e sinestetiche, all'intreccio delle nuove arti visive con lo spettacolo dal vivo.

È redattore della rivista di spettacolo Inscena. Scrive inoltre su Hystrio, Doc(k)s, Drome, Amnesia Vivace.

Collabora con Dramma.it, Offteatro e Porto Franco. È autore di saggi, articoli, sceneggiature cinematografiche, libri tra i quali Teatro Totale, Titivillus Editrice, Corazzano 2006. Ha diretto sei edizioni della Vetrina Internazionale del CND - Arte in Transito, con il sostegno del Comune di Roma. Organizza da dodici anni il Premio Nazionale di Drammaturgia Teatro Totale. Ha istituito di recente La Casa delle Drammaturgie.
Altre notizie su www.teatrototale.it.


[email: alfio.petrini@virgilio.it]