Ada,
Cronaca Familiare
Percorso teatrale in sette dimore
[Aqua Marina, Villa Venus,Ardis I, Ardis II, Lucinda Museum,
Vaniada, Adescamenti]
ideazione di Chiara Lagani e Luigi de Angelis
Produzione Fanny & Alexander
Festival delle Colline Torinesi, Torino, 7 Giugno-
7 Luglio 2006
Per la prima volte nella mia vita mi è capitato di vedere
sei spettacoli teatrali nel corso della stessa giornata, dalle
12 del mattino alle 10 e spiccioli della sera. Questa splendida
follia mi è stata offerta dalla prima integrale assoluta di
Ada, cronaca familiare del gruppo teatrale Fanny&Alexander,
alla XIª edizione del Festival delle Colline Torinesi (7 giugno
- 7 luglio, www.festivaldellecolline.it).
Ada, cronaca familiare è un percorso condotto negli
ultimi tre anni dalla compagnia di Ravenna sul romanzo di
Vladimir Nabokov Ada o ardore, cronaca familiare. (1)
Credo che molti lettori di Amnesia Vivace conoscano
già gli artisti citati anche per l'assegnazione del Premio
Speciale Ubu 2005 proprio per Ada, cronaca familiare
(nello stesso anno è stato assegnato il premio per la migliore
attrice non protagonista a Francesca Mazza per lo spettacolo
Acqua Marina).
Il lavoro dei Fanny&Alexander consta di ben quattro spettacoli
e due installazioni per un totale di sei "dimore": Aqua
Marina, Ardis I, Villa Venus, Ardis
II, Lucinda Museum e Vaniada (senza dimenticare
i concerti e gli altri progetti dedicati a Ada o ardore
(2); il libro, che è anche un gioco, "Ada, romanzo
teatrale per enigmi in sette dimore" (3); e l'ultimo
nato Promenada, presentato a La Milanesiana
lo scorso 13 luglio). Le dimore sono dei luoghi in cui la
narrazione e i personaggi sono i medesimi (in fondo il romanzo
è lo stesso anche se affrontato ogni volta da un punto di
vista differente), ognuno dei quali vive una vita propria
e dimostra quanto "Tutte le famiglie felici sono più o
meno diverse tra loro; le famiglie infelici sono tutte più
o meno uguali" (incipit del romanzo di Nabokov, il quale
immediatamente aggiunge che tale asserzione non ha nulla a
che vedere con la cronaca familiare che si accinge a narrare).
Normalmente
i riadattamenti dei romanzi in spettacoli teatrali e/o film
non entusiasmano mai quanto la lettura. Solo pochi registi
e interpreti illuminati sono riusciti a soddisfare il pubblico/lettore
creando dei capolavori. Il teorico di cinema e regista Béla
Balàzs (1884-1949) in "Materia e tema nelle riduzioni cinematografiche"
(4) parla della reinterpretazione che deve avvenire
nel momento in cui si traduce una narrazione da un linguaggio
artistico a un altro (come da un romanzo a un testo teatrale).
Ma è soprattutto Stanley Kubrick che a mio avviso centra la
problematica, e la risolve soprattutto.
Il regista consiglia ai suoi colleghi di operare un lavoro
di taglio obliquo e di "usare l'eccitazione del pubblico
che deriva dalla sorpresa e dalla scoperta per rinforzare
le idee" (5). Citare colui che ha realizzato il
film Lolita, l'opera per la quale tutti conosciamo
Nabokov, non è casuale. Infatti l'idea di lavorare su più
livelli di lettura, così come il suscitare forti emozioni
agli spettatori per via di scoperta e sorpresa è molto vicina
alla Ada, cronaca familiare dei Fanny&Alexander. Lo
spettatore che non conosce la storia di Ada e Van può ricostruirla
seguendo le interazioni dei personaggi con l'ausilio delle
proiezioni video degli Zapruder filmmakersgroup (inserite
nella stessa scenografia). Ma può anche mettersi in gioco
con ciò che avviene sulla scena, lasciandosi guidare dai giochi
linguistici e dai rebus che sono proposti (con tanto di risoluzione),
diventando così degli spettatori/giocatori che partecipano
attivamente alla storia. Per coloro che conoscono i Veen (cognome
della famiglia dei protagonisti) il gioco è di rimandi tra
le parole di Nabokov e la memoria dei luoghi e delle dimore
creati dalla propria immaginazione durante la lettura.
C'è un'altra definizione di Kubrick che a mio avviso potrebbe
riassumere sia il testo del russo che la reinterpretazione
dei ravennati: "lavorare con la carne e i sentimenti".
Le parole di Kubrick avevano lo scopo di far aprire gli occhi
ai suoi colleghi registi circa il potenziale dei bravi attori,
quindi la mimica, la corporalità e la capacità di far vivere
un personaggio fino all'immedesimazione degli spettatori.
Quanto alle parole di un romanzo (ci dobbiamo ricordare che
il discorso è sempre concentrato sull'adattamento del testo
a spettacolo teatrale o cinematografico), che rimangano di
proprietà degli scrittori, ossia lo stile che affascina ogni
lettore e che contraddistingue ogni autore. Ma "lavorare con
la carne e i sentimenti" può anche essere, a mio avviso, il
leitmotiv del romanzo Ada o ardore, come se si trattasse
di un esperimento di laboratorio (un po' come la scrittura
di Émile Zola in particolar modo in Thérèse Raquin, come ci
informa l'autore nella prefazione).
Nel nostro caso la carne potrebbe essere il legame che unisce
i due protagonisti Ada e Van, i quali sono fratelli (anche
se credono di essere cugini: "Noi siamo ufficialmente cugini
da parte di madre e i cugini possono sposarsi con un decreto
speciale solo se promettono di far sterilizzare i loro primi
cinque figli. ... Fisicamente siamo più gemelli che
cugini e i gemelli non possono sposarsi, e nemmeno i fratelli...."
(6) secondo le parole di Ada) e sono decisamente "fisici"
(come spesso si definisce la protagonista a difesa della paura
di Van di essere tradito (7)).
A
questo punto ci si chiede chi prova i sentimenti, l'altro
elemento, visto che i due amanti sono legati dalla carne.
Quelli sono provati dagli altri personaggi, dalle "vittime"
dell'amore dei due giovani: dalla cameriera Blanche, innamorata
del rampollo Veen, cioè Van, alla povera Lucette, sorella
di Ada e cugina di Van (stavolta vera non creduta tale), vittima
sacrificale di questo amore ("un occhio solo, gigantesco
senza volto, senza fronte, senza palpebre, senza nembi di
carne ai lati, a questo è ridotto Lucette!!!").
Questo leitmotiv di carne e sentimento che abbiamo tentato
di rintracciare nel romanzo Ada o ardore rimane nella
rilettura operata dai Fanny&Alexander. Negli spettacoli Ardis
I e Ardis II, i più narrativi dei sei che compongono
il progetto, i personaggi parlano e interagiscono tra loro
e con il pubblico attraverso delle aperture. In Ardis I
si tratta di aperture incorniciate di diverse forme e dimensioni
dalle quali vediamo mani, bocche, occhi, un seno, un sigaro
e delle trecce scure, come se fossero appese a una parete
con la carta da parati a strisce verticali.
In Ardis II invece lo spazio è visivamente più aperto,
in quanto non troviamo più una sorta di muro di cinta che
separa lo spettatore dalla narrazione nella residenza dei
Veen: Ardis Hall (quasi a rievocare quel famoso ermo colle
dell'altrettanto famoso poeta che permette agli spettatori,
nel nostro caso, di immaginare cosa può accadere al di là,
con l'aiuto delle proiezioni video al centro della stessa
parete). Questa volta gli attori si trovano dentro delle scatole
dalle quali altre aperture, non incorniciate però, permettono
l'interazione tra i personaggi e il pubblico. Scatole che
identificano un luogo, come il caminetto, la scala d'ingresso,
la vasca da bagno, il giardino, oppure identificano Ada e
Van attraverso delle loro parti del corpo (ritorna l'idea
di questa sorta di scomposizione fisica, quindi gli occhi,
capelli, l'ombelico). Le scatole camminano, si girano e vengono
spostate, così come cammina, si gira e si sposta una narrazione
sul palcoscenico di un dato contesto.
Si
potrebbe aggiungere, in merito al lavorare di taglio obliquo,
l'importanza della figura retorica della sinestesia soprattutto
in Vaniada. Lo spettacolo finale (in ordine di visone
e non di realizzazione) avviene nel buio totale come se ci
si trovasse nell'oltretomba tra una sciarada, una scia rada
(8) e odori tra l'acre, lo sgradevole e il piacevole
(9). Qui la carne inizia a essere decadente (come già
preannunciato in Villa Venus dove Ada e Van sono forse
centenari), pur conservando il ricordo della loro giovinezza
(Van ricorda Ada come la ragazzina pallida di quando l'ha
vista per la prima volta (10)). La preoccupazione è
tra chi dovrà morire per primo, una volta che tutti i familiari
della cronaca sono già a Terra (l'aldilà dopo Anteterra, il
nostro pianeta) e i ricordi di tutta la loro vita. In particolar
modo il ricordo di Lucette e come è avvenuta la sua morte,
della quale però non sveleremo altro (come se si trattasse
di un giallo del quale non si deve rivelare l'assassino).
E
allora lasciamo il discorso aperto, come le opere d'arte contemporanea
(secondo il noto saggio di Umberto Eco (11)), che verrà
chiuso, o forse no, dal lettore nella speranza di averne stimolatola
fantasia e soprattutto la curiosità. E chiuderemo così, con
una citazione dal romanzo Ada o ardore invitandovi
a ricercarlo nel volume per capire a chi è riferito e in che
contesto. Come degli investigatori vi sollecito a capire se
a questo punto i due amanti si sono riuniti, sanno di essere
fratelli o cugini e soprattutto quanti anni hanno.
Poor L.
Ci dispiace che tu sia partita così presto. Ci dispiace ancor
di più di aver attirato la nostra Esmeralda e Sirena in una
brutta birichinata. Non faremo mai più con te questo genere
di giochi, caro uccello di fuoco. T'imploriamo [di scusarci].
Davanti alle rimembranze, alle braci e alle membrane della
bellezza gli artisti e gli imbecilli perdono il controllo.
Volevamo ammirarti e divertirti UDP (uccello del paradiso).
Ci siamo spinti troppo in là. Siamo pentiti di questa scena
vergognosa ma fondamentalmente innocente. Sono tempi di sollecitudine
emotiva e di riassestamento. Distruggi e dimentica.
Teneramente tuoi A. e V.
(in ordine alfabetico)
Bene. L'articolo è sistemato. Stop. Firmato: esploratrice Claudia (12)
© Immagini - Fanny&Alexander, Ada, romanzo teatrale per enigmi in sette dimore, liberamente tratto da Vladimir Nabokov, Ubulibri, Milano, 2006.
NOTE
(1) Vladimir Nabokov, Ada, or ardor: a family chronical,
McGraw-Hill, New York, 1969; trad. it. Ada o ardore, cronaca
familiare, Adelphi, Milano, 2000.
(2) Per ulteriori informazioni a riguardo rimandiamo al sito
della compagnia www.fannyalexander.org.
(3) Fanny&Alexander, "Ada, romanzo teatrale per enigmi
in sette dimore, liberamente tratto da Vladimir Nabokov",
Ubulibri, Milano, 2006.
(4) È mio dovere scusarmi con i lettori circa la mia impossibilità
di indicare esattamente in quale volume sia pubblicato il
saggio citato, in quanto la sottoscritta lo possiede sotto
forma di dispensa universitaria, la quale manca di indicazioni
più specifiche. È mia cura, per chiunque voglia rintracciarlo,
cercare la fonte diretta e comunicarla a tutti coloro che
vorranno chiedermelo via mail. Mi scuso, infine, per non averlo
puntualizzato in sede di scrittura ma nel mese di agosto le
biblioteche non hanno avuto il dispiacere di vedermi tra il
loro patrimonio.
(5) Stanley Kubrick, Parole e Film, in Sight and Sound,
1960-1961, pag. 275-279, anche in questo caso non ho indicazioni
bibliografiche più dettagliate.
(6) Vladimir Nabokov, Ada o ardore, op. cit., 2000,
pag. 163.
(7) "Non amerò nessuno nella mia vita come adoro te, mai
e in nessun luogo, per l'eternità e nella terreità, non in
Ladore, e non su Terra, là dove si dice che vadano le nostre
anime. Ma! Ma, amore mio, mio Van, io sono fisica, orribilmente
fisica." Vladimir Nabokov, Ada o ardore, op. cit.,
2000, pag. 173.
(8) Il gioco linguistico è presente nella parola sciarada
stessa: la sciarada -- lasciar Ada.
(9) "... che gli spiegava nuove terribili circostanze --
per esempio, che tutti e due erano morti o esistevano solo
come comparse in una casa presa in affitto per le riprese
di un film." Vladimir Nabokov, Ada o ardore, op.
cit., 2000, pag. 203.
(10) "Ma era graziosa davvero, a dodici anni? E
lui voleva -- avrebbe mai volto accarezzarla, carezzarla davvero?
I capelli neri le precipitavano su una clavicola, come una
cascata, ... e la fossetta sulla sua guancia pallida... Il
suo pallore riluceva, la sua oscurità fiammeggiava." Vladimir
Nabokov, Ada o ardore, op. cit., Milano, 2000, pag.
72.
(11) Umberto Eco, Opera Aperta, Bompiani, Milano, 1962.
(12) Ulteriore citazione dal romanzo, da cercare!


