Ada o ardore, diventiamo familiari?

Claudia Matera
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Nota biografica

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Ada, Cronaca Familiare
Percorso teatrale in sette dimore
[Aqua Marina, Villa Venus,Ardis I, Ardis II, Lucinda Museum, Vaniada, Adescamenti]
ideazione di Chiara Lagani e Luigi de Angelis
Produzione Fanny & Alexander

Festival delle Colline Torinesi, Torino, 7 Giugno- 7 Luglio 2006

Locandina - Festival delle Colline torinesi - XI^ edizione 2006 Per la prima volte nella mia vita mi è capitato di vedere sei spettacoli teatrali nel corso della stessa giornata, dalle 12 del mattino alle 10 e spiccioli della sera. Questa splendida follia mi è stata offerta dalla prima integrale assoluta di Ada, cronaca familiare del gruppo teatrale Fanny&Alexander, alla XIª edizione del Festival delle Colline Torinesi (7 giugno - 7 luglio, www.festivaldellecolline.it).
Ada, cronaca familiare è un percorso condotto negli ultimi tre anni dalla compagnia di Ravenna sul romanzo di Vladimir Nabokov Ada o ardore, cronaca familiare. (1) Credo che molti lettori di Amnesia Vivace conoscano già gli artisti citati anche per l'assegnazione del Premio Speciale Ubu 2005 proprio per Ada, cronaca familiare (nello stesso anno è stato assegnato il premio per la migliore attrice non protagonista a Francesca Mazza per lo spettacolo Acqua Marina).

Il lavoro dei Fanny&Alexander consta di ben quattro spettacoli e due installazioni per un totale di sei "dimore": Aqua Marina, Ardis I, Villa Venus, Ardis II, Lucinda Museum e Vaniada (senza dimenticare i concerti e gli altri progetti dedicati a Ada o ardore (2); il libro, che è anche un gioco, "Ada, romanzo teatrale per enigmi in sette dimore" (3); e l'ultimo nato Promenada, presentato a La Milanesiana lo scorso 13 luglio). Le dimore sono dei luoghi in cui la narrazione e i personaggi sono i medesimi (in fondo il romanzo è lo stesso anche se affrontato ogni volta da un punto di vista differente), ognuno dei quali vive una vita propria e dimostra quanto "Tutte le famiglie felici sono più o meno diverse tra loro; le famiglie infelici sono tutte più o meno uguali" (incipit del romanzo di Nabokov, il quale immediatamente aggiunge che tale asserzione non ha nulla a che vedere con la cronaca familiare che si accinge a narrare).

Immagini tratte dallo spettacolo Ardis I (foto di Enrico Fedrigoli)Normalmente i riadattamenti dei romanzi in spettacoli teatrali e/o film non entusiasmano mai quanto la lettura. Solo pochi registi e interpreti illuminati sono riusciti a soddisfare il pubblico/lettore creando dei capolavori. Il teorico di cinema e regista Béla Balàzs (1884-1949) in "Materia e tema nelle riduzioni cinematografiche" (4) parla della reinterpretazione che deve avvenire nel momento in cui si traduce una narrazione da un linguaggio artistico a un altro (come da un romanzo a un testo teatrale). Ma è soprattutto Stanley Kubrick che a mio avviso centra la problematica, e la risolve soprattutto.
Il regista consiglia ai suoi colleghi di operare un lavoro di taglio obliquo e di "usare l'eccitazione del pubblico che deriva dalla sorpresa e dalla scoperta per rinforzare le idee" (5). Citare colui che ha realizzato il film Lolita, l'opera per la quale tutti conosciamo Nabokov, non è casuale. Infatti l'idea di lavorare su più livelli di lettura, così come il suscitare forti emozioni agli spettatori per via di scoperta e sorpresa è molto vicina alla Ada, cronaca familiare dei Fanny&Alexander. Lo spettatore che non conosce la storia di Ada e Van può ricostruirla seguendo le interazioni dei personaggi con l'ausilio delle proiezioni video degli Zapruder filmmakersgroup (inserite nella stessa scenografia). Ma può anche mettersi in gioco con ciò che avviene sulla scena, lasciandosi guidare dai giochi linguistici e dai rebus che sono proposti (con tanto di risoluzione), diventando così degli spettatori/giocatori che partecipano attivamente alla storia. Per coloro che conoscono i Veen (cognome della famiglia dei protagonisti) il gioco è di rimandi tra le parole di Nabokov e la memoria dei luoghi e delle dimore creati dalla propria immaginazione durante la lettura.

Immagini tratte dallo spettacolo Ardis I (foto di Enrico Fedrigoli) C'è un'altra definizione di Kubrick che a mio avviso potrebbe riassumere sia il testo del russo che la reinterpretazione dei ravennati: "lavorare con la carne e i sentimenti". Le parole di Kubrick avevano lo scopo di far aprire gli occhi ai suoi colleghi registi circa il potenziale dei bravi attori, quindi la mimica, la corporalità e la capacità di far vivere un personaggio fino all'immedesimazione degli spettatori. Quanto alle parole di un romanzo (ci dobbiamo ricordare che il discorso è sempre concentrato sull'adattamento del testo a spettacolo teatrale o cinematografico), che rimangano di proprietà degli scrittori, ossia lo stile che affascina ogni lettore e che contraddistingue ogni autore. Ma "lavorare con la carne e i sentimenti" può anche essere, a mio avviso, il leitmotiv del romanzo Ada o ardore, come se si trattasse di un esperimento di laboratorio (un po' come la scrittura di Émile Zola in particolar modo in Thérèse Raquin, come ci informa l'autore nella prefazione).
Nel nostro caso la carne potrebbe essere il legame che unisce i due protagonisti Ada e Van, i quali sono fratelli (anche se credono di essere cugini: "Noi siamo ufficialmente cugini da parte di madre e i cugini possono sposarsi con un decreto speciale solo se promettono di far sterilizzare i loro primi cinque figli. ... Fisicamente siamo più gemelli che cugini e i gemelli non possono sposarsi, e nemmeno i fratelli...." (6) secondo le parole di Ada) e sono decisamente "fisici" (come spesso si definisce la protagonista a difesa della paura di Van di essere tradito (7)).

Immagini tratte dallo spettacolo Ardis I (foto di Enrico Fedrigoli)A questo punto ci si chiede chi prova i sentimenti, l'altro elemento, visto che i due amanti sono legati dalla carne. Quelli sono provati dagli altri personaggi, dalle "vittime" dell'amore dei due giovani: dalla cameriera Blanche, innamorata del rampollo Veen, cioè Van, alla povera Lucette, sorella di Ada e cugina di Van (stavolta vera non creduta tale), vittima sacrificale di questo amore ("un occhio solo, gigantesco senza volto, senza fronte, senza palpebre, senza nembi di carne ai lati, a questo è ridotto Lucette!!!").
Questo leitmotiv di carne e sentimento che abbiamo tentato di rintracciare nel romanzo Ada o ardore rimane nella rilettura operata dai Fanny&Alexander. Negli spettacoli Ardis I e Ardis II, i più narrativi dei sei che compongono il progetto, i personaggi parlano e interagiscono tra loro e con il pubblico attraverso delle aperture. In Ardis I si tratta di aperture incorniciate di diverse forme e dimensioni dalle quali vediamo mani, bocche, occhi, un seno, un sigaro e delle trecce scure, come se fossero appese a una parete con la carta da parati a strisce verticali.

Immagini tratte dallo spettacolo Ardis II (foto di Enrico Fedrigoli) In Ardis II invece lo spazio è visivamente più aperto, in quanto non troviamo più una sorta di muro di cinta che separa lo spettatore dalla narrazione nella residenza dei Veen: Ardis Hall (quasi a rievocare quel famoso ermo colle dell'altrettanto famoso poeta che permette agli spettatori, nel nostro caso, di immaginare cosa può accadere al di là, con l'aiuto delle proiezioni video al centro della stessa parete). Questa volta gli attori si trovano dentro delle scatole dalle quali altre aperture, non incorniciate però, permettono l'interazione tra i personaggi e il pubblico. Scatole che identificano un luogo, come il caminetto, la scala d'ingresso, la vasca da bagno, il giardino, oppure identificano Ada e Van attraverso delle loro parti del corpo (ritorna l'idea di questa sorta di scomposizione fisica, quindi gli occhi, capelli, l'ombelico). Le scatole camminano, si girano e vengono spostate, così come cammina, si gira e si sposta una narrazione sul palcoscenico di un dato contesto.

Immagini tratte dallo spettacolo Vaniada (proiezione video Zapruder filmmakersgroup)Si potrebbe aggiungere, in merito al lavorare di taglio obliquo, l'importanza della figura retorica della sinestesia soprattutto in Vaniada. Lo spettacolo finale (in ordine di visone e non di realizzazione) avviene nel buio totale come se ci si trovasse nell'oltretomba tra una sciarada, una scia rada (8) e odori tra l'acre, lo sgradevole e il piacevole (9). Qui la carne inizia a essere decadente (come già preannunciato in Villa Venus dove Ada e Van sono forse centenari), pur conservando il ricordo della loro giovinezza (Van ricorda Ada come la ragazzina pallida di quando l'ha vista per la prima volta (10)). La preoccupazione è tra chi dovrà morire per primo, una volta che tutti i familiari della cronaca sono già a Terra (l'aldilà dopo Anteterra, il nostro pianeta) e i ricordi di tutta la loro vita. In particolar modo il ricordo di Lucette e come è avvenuta la sua morte, della quale però non sveleremo altro (come se si trattasse di un giallo del quale non si deve rivelare l'assassino).

Immagini tratte dalle spettacolo Lucinda Museum (foto di Enrico Fedrigoli)E allora lasciamo il discorso aperto, come le opere d'arte contemporanea (secondo il noto saggio di Umberto Eco (11)), che verrà chiuso, o forse no, dal lettore nella speranza di averne stimolatola fantasia e soprattutto la curiosità. E chiuderemo così, con una citazione dal romanzo Ada o ardore invitandovi a ricercarlo nel volume per capire a chi è riferito e in che contesto. Come degli investigatori vi sollecito a capire se a questo punto i due amanti si sono riuniti, sanno di essere fratelli o cugini e soprattutto quanti anni hanno.

Poor L.
Ci dispiace che tu sia partita così presto. Ci dispiace ancor di più di aver attirato la nostra Esmeralda e Sirena in una brutta birichinata. Non faremo mai più con te questo genere di giochi, caro uccello di fuoco. T'imploriamo [di scusarci]. Davanti alle rimembranze, alle braci e alle membrane della bellezza gli artisti e gli imbecilli perdono il controllo.
Volevamo ammirarti e divertirti UDP (uccello del paradiso). Ci siamo spinti troppo in là. Siamo pentiti di questa scena vergognosa ma fondamentalmente innocente. Sono tempi di sollecitudine emotiva e di riassestamento. Distruggi e dimentica.
Teneramente tuoi A. e V.
(in ordine alfabetico)

Bene. L'articolo è sistemato. Stop. Firmato: esploratrice Claudia (12)

© Immagini - Fanny&Alexander, Ada, romanzo teatrale per enigmi in sette dimore, liberamente tratto da Vladimir Nabokov, Ubulibri, Milano, 2006.

NOTE

(1) Vladimir Nabokov, Ada, or ardor: a family chronical, McGraw-Hill, New York, 1969; trad. it. Ada o ardore, cronaca familiare, Adelphi, Milano, 2000.
(2) Per ulteriori informazioni a riguardo rimandiamo al sito della compagnia www.fannyalexander.org.
(3) Fanny&Alexander, "Ada, romanzo teatrale per enigmi in sette dimore, liberamente tratto da Vladimir Nabokov", Ubulibri, Milano, 2006.
(4) È mio dovere scusarmi con i lettori circa la mia impossibilità di indicare esattamente in quale volume sia pubblicato il saggio citato, in quanto la sottoscritta lo possiede sotto forma di dispensa universitaria, la quale manca di indicazioni più specifiche. È mia cura, per chiunque voglia rintracciarlo, cercare la fonte diretta e comunicarla a tutti coloro che vorranno chiedermelo via mail. Mi scuso, infine, per non averlo puntualizzato in sede di scrittura ma nel mese di agosto le biblioteche non hanno avuto il dispiacere di vedermi tra il loro patrimonio.
(5) Stanley Kubrick, Parole e Film, in Sight and Sound, 1960-1961, pag. 275-279, anche in questo caso non ho indicazioni bibliografiche più dettagliate.
(6) Vladimir Nabokov, Ada o ardore, op. cit., 2000, pag. 163.
(7) "Non amerò nessuno nella mia vita come adoro te, mai e in nessun luogo, per l'eternità e nella terreità, non in Ladore, e non su Terra, là dove si dice che vadano le nostre anime. Ma! Ma, amore mio, mio Van, io sono fisica, orribilmente fisica." Vladimir Nabokov, Ada o ardore, op. cit., 2000, pag. 173.
(8) Il gioco linguistico è presente nella parola sciarada stessa: la sciarada -- lasciar Ada.
(9) "... che gli spiegava nuove terribili circostanze -- per esempio, che tutti e due erano morti o esistevano solo come comparse in una casa presa in affitto per le riprese di un film." Vladimir Nabokov, Ada o ardore, op. cit., 2000, pag. 203.
(10) "Ma era graziosa davvero, a dodici anni? E lui voleva -- avrebbe mai volto accarezzarla, carezzarla davvero? I capelli neri le precipitavano su una clavicola, come una cascata, ... e la fossetta sulla sua guancia pallida... Il suo pallore riluceva, la sua oscurità fiammeggiava." Vladimir Nabokov, Ada o ardore, op. cit., Milano, 2000, pag. 72.
(11) Umberto Eco, Opera Aperta, Bompiani, Milano, 1962.
(12) Ulteriore citazione dal romanzo, da cercare!

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Num. 19 § Al botteghino
Ada o ardore, diventiamo familiari?
di Claudia Matera ¦ pubblicato: settembre 2006 [visita 4010 24-mag-2013 @ 17:02]

Claudia Matera Claudia Matera è nata a Marino (Roma) nel1983. Nel 2005 ha conseguito la laurea di primo livello (nuovo ordinamento) in Lettere (storia dell'arte) presso l'Università di Roma 'La Sapienza' dal titolo Temi dechirichiani nella pittura di Livadiotti: gli anni Ottanta. È laureanda in Studi storico-artistici (specialistica) presso lo stesso ateneo.
Nel 2003 ha frequentato il Corso per curatori di mostre presso l'associazione culturale Futuro, con Costantino D'Orazio.
Frequenta dal 2002 il corso-laboratorio teatrale curato da Francesca Guercio presso l'associazione culturale Teatro dell'essere in sé e dal 2001 partecipa alle rappresentazioni teatrali del gruppo Nuovo Borgo dei castelli romani.
[email: kriska@alice.it]