Premessa
L'uso di una nuova tecnologia come nel caso del PC + internet, permette due tipi di approccio: o protesico, nel senso dell'estensione e dell'ampliamento di strumenti già affermati, quali TV, Radio ecc., oppure quello di utilizzarla in senso originale indagando forme e generi che presentino una propria peculiarità. IL IA' JOLIE ha scelto di dedicarsi a questa seconda opportunità attraverso l'operazione del forum-performance. Con l'idea di una performance in rete, dal titolo Forum a scomparsa (Quelli della Majakovskij), l'artista Domenico Vitiello del gruppo teatro sperimentale "IL IA' JOLIE", crea e amministra dal 29/12/2003 fino al 29/03/2004, giorno della sua cancellazione, uno spazio apparso in rete sul sito msn-gruppi.com alla pagina http://groups.msn.com/QuellidellaMajakovskij/ . Si è voluto proporre in rete un "teatro digitale" laddove l'immagine e l'audio fossero soltanto supporti e/o accessori alla lettura, più o meno l'inverso di quello che accade generalmente in un palcoscenico reale. Si sono, cioè, estremizzati, una serie di caratteri fondamentali che contraddistinguono inequivocabilmente questa possibile nuova forma d'arte:
- l'ubiquità - difatti mittenti-attori da postazioni reali, trasmettono e si correlano ad un luogo virtuale, dove si visualizzano personaggi e azioni di scena;
- l'irriproducibilità tecnica - con la cancellazione del forum a scomparsa si ottiene una unicità delle azioni, in opposizione alla scontata riproducibilità di una memorizzazione dei dati;
- l'invisibilità dello spettatore - con la sua presenza "assente".
Forum a scomparsa (Quelli della Majakovskij)
Iniziare (1) un'operazione di restyling di un passato lontano, ma non troppo, o meglio, ricostruire la memoria di un gruppo teatrale che ha lasciato un'impronta sul cammino dell'arte, è atto quanto mai significativo per la documentazione relativa a quel fecondo periodo degli anni ' 70/'80. L'azione principale che determina un primo tentativo di ricomposizione del residuo di quel gruppo è la nascita, vita e morte di un Forum, di una piazza virtuale dedicata, dove la regia è scaltramente agita dall'amministratore. Vengono "elargiti" inattesi inviti a partecipare a tutti gli ex e viene ospitato anche un pubblico prescelto, che s'iscrive motivato dall'argomentare su alcuni temi dell'arte. Gli attori (vale a dire i partecipanti al forum col proprio nickname = personaggio) interagiscono tra di loro nella piazza virtuale, a suon di battute, immagini e sonorità. Possono scegliere anche, a turno, di essere voyeurs consapevoli differenziandosi dagli spettatori voyeurs occasionali (eventuali spettatori anonimi, cioè non iscritti a partecipare al forum). La dinamica delle argomentazioni dibattute in più forme (epistolare, video, audio, vignette, simboli, grafici, ecc…) consente diversi livelli di comunicazione, e così vengono a concretizzarsi eventi ritmici che configurano la performance come pluriaccadimenti a sketch, sovratitolati e impaginati.
La regia stimola la partecipazione degli interpreti/performer e, attraverso la continua modifica del frontespizio del Forum, induce alla re(attr)azione degli interpreti che riabbozzano i loro ruoli. I contenuti espressi ovviamente non contano, perché pretestuali, e fungono come filo conduttore temporale per gli interventi. Il copione tenuto volutamente all'ombra dal regista, induce alla partecipazione improvvisa, ma sempre e solo come atto di volontà, nel rappresentarsi in personaggi semplicemente come "cose di sé": il soggetto si perde di vista e si aziona divenendo fatto, circostanza, atto e in ciò si cela, divenendo un tutt'uno. È quindi come passare dalla improvvisazione teatrale, al teatro o all'arte improvvisata. Quale differenza! In entrambi i casi gli attori professionisti consapevolmente si introducono in uno spazio per recitare una parte che loro stessi si danno. Nel primo, però, è l'attore che esercita, con la propria azione, una rappresentazione dello spazio, mentre nel secondo è l'inattesa peculiarità del luogo fisico o virtuale a condizionare e determinare l'esito artistico. Ad un atto di confidenzialità segue un atto di diffidenza.
Il Forum è invaso come luogo improvvisato: un gioco delle parti che si svolge nelle abilità di ciascuno. L'attore, interfacciato elettronicamente, percepisce dal suo immediato agire delle fattezze comportamentali che, per la improbabilità dell'intervento e l'uso di un luogo a lui sconosciuto o quanto meno inusuale, sono del tutto nuove ed accattivanti. Di norma, nell'improvvisazione teatrale l'attore si giova per prima cosa della conoscenza della spazio scenico, fin nelle sue minime forme: dalla sua dimestichezza, ancor più di quella del proprio corpo che interagisce con esso, gli è consentita quella padronanza che rende fluida l'azione in quell'unica forma per così dire certa, valida. Cosicché anche nel Forum/Performance non vengono pregiudicate una serie di condizioni che sono basilari all'evento artistico: la disposizione volontaria all'evento (iscrizione al Forum), la consapevolezza di un filo conduttore tematico (nella fattispecie incontro-confronto degli ex della Majakovskij), la creazione spontanea di personaggi (nickname), interazione fra i componenti del Forum (il dialogo), temporalità dell'azione diluita in più riprese (fino alla cancellazione programmata del tutto) e l'eventuale presenza di pubblico (al buio) quasi accidentale. Quello che cambia, quindi, sembra apparentemente essere solo un dettaglio: il tipo di palcoscenico, la piazza virtuale che per le proprie dimensioni e caratteristiche elettroniche, in senso fisico è immaginabile come un "iperspazio" che impregna totalmente gli eventi, costringendo gli attori a confrontarsi ed operare in una realtà fino ad allora inesistente, imprevedibile e a volte incomprensibile. Il pubblico è l'unico elemento veramente certo per la sua marginalità, fluidità, scorrevolezza: utile solo a se stesso o, per meglio dire, inutile, dato che è invisibile. È quell'unità che, anche quando si raggruppa e lascia traccia di sé, resta tal quale, indivisibile, statistica. Quello che invece è più rilevante è lo stato d'animo, la libera apprensione di chi agisce. Il palcoscenico virtuale, improvvisata "arena" di rappresentazione, costringe e condiziona per intero l'intento dell'attore che credendosi inosservato, incontrollato, è più propenso a mettere in campo se stesso, a rappresentarsi nel lato nascosto.
La regia si formalizza imponendosi con l'atto finale: la dissoluzione lenta, ma inesorabile della piazza. Così il regista cancella, a cominciare dal sottotitolo, fino ad arrivare al titolo, una lettera alla volta per ogni giornata trascorsa senza alcun intervento da parte degli attori. E così via fino all'ultima lettera della prima parola, per poi cliccare la cancellazione del forum. La performance, è un'operazione a scomparsa che nasce da un invito, vive di/in se stessa, ed eutanasiacamente termina, quando tutto è compiuto e si è esaudita la volontà collettività nell'ultimo gesto: la consapevolezza. Nulla resta dello spettacolo, per cui è garantita anche la irriproducibilità tecnica, eccetto qualche insignificante reperto, di solo valore affettivo (riportati a seguire. ndr).
Audio Forum audio tratto dal Forum-Performance
Quelli della Majakovskij | [file .mp3]
Reperto letterario
Tratto dal Forum-Performance "Quelli della Majakovskij", autore Domenico Vitiello
Dopo i tuoi interventi, Antonio (2), ammetto che si sentiva la tua mancanza… Riprendendo dal tuo primo dialogo, dici che lo spettatore deve sparire. Condivido in pieno. Ma non c'è alcun rischio di sbagliare: quando non agisci più per lui, si dilegua da solo alla ricerca di altri succulenti pasti (anche se la sua dieta non varia di molto essendo coprofago). Chissà che l'artifizio della distinzione tra soggetto e oggetto (mi riferisco all'arte in generale) non sia stato inventato proprio dal creativo per scongiurare il ruolo di spettatore: ricordo ancora di schizofrenici teatranti che andavano ad assistere le cose degli altri di nascosto e a sparire l'attimo prima del riaccendersi delle luci in sala, proprio per non farsi vedere. Ma purtroppo, per quanto si faccia, si è condannati ad essere comunque spettatori di se stessi (sigh!).
Dici che io sono un idealista, e quindi un romantico? Non mi ritengo tale, anche se è inevitabile storicamente passare per neoromantici già semplicemente per aver ripudiato i modelli del passato. Se è così, allora, devo annotarti che siamo simili, anzi…
La tua coprolalia escrementizia è intrisa di tenero sentimentalismo, come anche l'ambiente cadaverico in cui dici di operare: è ovvio il tuo neoromanticismo decadente! Immagino (anzi spero) che tu non abbia ancora dimenticato che proprio i vari tubi escretori solidi, liquidi e gassosi sono la sede biologica del piacere; che il miasma universale accomuna tutti, se non altro per il potere transitivo faccio una puzza e prima o poi ne sentirai l'odore; e dico solo una banalità nell'affermare che la merda e quant'altro di putrido (quanto lo sanno bene i nostri padri) siano la fonte di ricchezza naturale della vita (e purtroppo devo dire che neanche i tanto da me stimati vegetali si sottraggono a questo principio). Non a caso la nostra sconsolata moderna e semmai alternativa (mah!) società intellettuale, a tutta risposta al capitalismo, ha dovuto coniare il motto: rifiuto è risorsa! E allora, giacché gli spettatori sono quella schiera di viventi , che si alimenta del putridume (dell'artista cioè), converrai che opporsi a ciò è più che mai romantico.
In quest'ottica sembra potersi risolvere anche la tua richiesta del perché dell'atto creativo: l'atto creativo serve per alimentare gli altri che vivono e che si alimentano di ciò. È un patto naturale, direi meglio innato, laddove un attimo di piacere basta per barattare tutto il restante dolore e a giustificare la nostra fine. Ed è molto meglio in tutto ciò, sosterrebbe qualcuno, essere animaleschi, consapevoli ignoranti, ovvero assenti. Ovviamente tale visione vale solo quando soggetto e oggetto si annullano vicendevolmente in una identità alternativamente complementare che trova la sua massima espressione nel concetto politico e sociale di partecipazione democratica: tutti dobbiamo essere uguali perché ci sia qualcuno che possa comandare! Tutti insieme in uno spazio e per uno spazio, piuttosto che uno spazio per ognuno per poter stare insieme (e questa frecciatina la lancio a Genni (3) con tanto orgoglio e affetto). Ma ciò non è, o meglio non può essere il nostro caso, o almeno parlo per me.
Visto che hai provato un certo interesse al mio concetto estetico dell'Arte, allora voglio cercare di approfondirlo un po', anche se sono al momento un po' troppo stanco per poterlo fare, dato che è notte, ma dirò, per ora, solo alcune cose. Intanto devo rilevare che abbiamo delle visioni in comune e questo mi fa piacere. Condivido di Nietzsche, fondamentalmente, il necessario e totale distacco da tutti quei costrutti umani che, aggiungo io, tanto meschino rendono l'uomo, facendone una macchina di una perenne libera scelta…o meglio il delirio della scelta tutelato dalle leggi! Non vedo come potrei pensare al superuomo, se non per il grande mio interesse per l'uomo questo sconosciuto. Nella mia estetica non c'è un superamento, ma semmai un completamento . Io parto da un presupposto basilare: non esiste transitività nel mio concetto di Arte e così affermando voglio escludere ogni sua possibile fruizione al di fuori di noi stessi. Non solo: l'Arte agisce solo a se stessa e aggiungendo ciò dichiaro per sempre estinta tutta quella dottrina basata sulla identità-opposizione (io–non io, soggetto–oggetto, finito–infinito e quant'altro). Capirai ora che anche l'io assoluto, indifferenziato e annichilito in se stesso non serve a caratterizzare la mia estetica (ovviamente non mi riferisco al tuo vuoto, assenza o buio che sono pur sempre manifestazioni del reale, ma al nulla totale, che non è poi neanche la morte che nella sua essenza ci reimpegna nell'esperienza dell'estrema conoscenza – dico reimpegna perché è esattamente quello che ci riporta alla condizione prenatale). Io parlo della vita e di tutte le possibili connotazioni e implicazioni dell'essere, quand'esso potesse mai assumere carattere di capolavoro, innanzitutto nel suo percepire (= aistetikòs) prima ancora del talvolta inutile apparire. Mimmo flash. (4)
NOTE
[1] La C.S.T. Majakovskij nasce come gruppo di base a Torre del Greco (NA) nel "74, sperimentando l'utopia della regia collettiva. Allorché il regista, Gennaro Vitiello, conclusa l'esperienza del Teatro Esse di Napoli, si orientò all'idea del decentramento del teatro di ricerca (oggi una pratica consolidata e diffusa) fondando nel '73 il "Libera Scena Ensemble" e trasferendo l'attività da Napoli a Torre del Greco nel "Teatro nel Garage", la C.S.T. Majakovskij condivise appieno questa scelta con l'idea di "…proporre in tutti gli spazi possibili, il proprio prodotto teatrale, frutto di una metodologia di laboratorio per la ricerca e la sperimentazione, le più avanzate e aperte possibili... (dall'Atto costitutivo) ...e di non agire su una scrittura letteraria, ma su una scrittura scenica, che è più volatile e di cui resta solo qualche foto, qualche ricordo... (idea ripresa da Domenico Vitiello con il suo "Forum a scomparsa"). Dall'esperienza iniziale del gruppo di base, nel 1978 i componenti si costituiscono in C.S.T. Majakovskij, attingendo ai finanziamenti ministeriali e realizzando i seguenti spettacoli: Ciclostilato in proprio di Vincenzo Cuomo da C.Pavese e V.V.Majakovskij; Tutti i colori del buio di Gennaro Duccilli e Giuseppe Vitiello; Trygonale da W.Shakespeare e F.Leiber; Il barone di Munchausen da Raspe e Burger; Pierrot Fumista da Jules Laforgue; Gargantua da Rabelais. Continue defezioni dal gruppo e spostamenti ad altre compagnie, a cominciare da Domenico Vitiello e Vincenzo Serrapica che fondarono il gruppo IL IA' JOLIE, fino a Gennaro Duccilli, Carlo Poggioli, Gea Martire, Ciro Cascina, Enzo Zotto, causarono alla fine la sospensione dell'attività nel 1985.
[2] Antonio è Antonio Lombardi è un sound-artista di Torre del Greco, non ex-componente della C.S.T. V.V.Majakovskij, che vive un po' fuori dalla "rete", accontentandosi di ricevere e-mail.
[3] Genni è Gennaro Duccilli web.tiscali.it/Duccilli
[4] Mimmo flash è il nickname di Domenico Vitiello digilander.libero.it/il.ia.jolie


