Arte di carta. Opere d'arte realizzate con la carta kozo

Claudia Matera
Claudia Matera

Claudia Matera
Nota biografica

powered by m@ntis | chi dà luce rischia il buio

Nella vita quotidiana la carta è delegata a un lavoro di supporto, come se fosse un mezzo di conservazione dei nostri pensieri, bisogni e quant'altro ma rare volte ci accorgiamo delle possibilità artistiche intrinseche di tale materia. Possiamo immaginare, per esempio, delle tipologie di carta particolarmente trattate, con motivi floreali come sfondo oppure una carta sottilissima, dove il confine tra produzione artigianale e valore 'artistico' è molto labile.
L'Istituto Giapponese di Cultura ha recentemente ospitato la mostra Il dono del gelso (dal 20 aprile al 17 giugno), in collaborazione con il Museo della Carta e Filigrana di Fabriano.
Il dono al quale si allude è proprio la carta, la quale viene trattata utilizzando solamente sostanze vegetali. Si tratta di una tradizione giapponese antichissima tramandata nelle famiglie di generazione in generazione fino a oggi. I giapponesi chiamano la pianta di questa tipo di gelso kozo, la quale appartiene alla famiglia delle moracee.

La mostra non affronta l'aspetto tecnico della lavorazione della carta né della cura delle piante di gelso ma espone delle opere d'arte realizzate da quattro diversi artisti (affermati e emergenti; tre nipponici con un'italiana), con il dono del gelso, quindi con la carta.
Le opere di Nobushige Akiyama, Shuhei Matsuyama, Isamu Noguchi (1904-1988) e Anna Onesti dimostrano la varietà della 'carta del gelso' e la variegata disponibilità del kozo alla creazione artistica. Si trovano una vicina all'altra opere come le eleganti lampade dello scultore e designer Isamu Noguchi; le sculture leggerissime di Nobushige Akiyama, realizzate interamente in kozo. Le sculture degli "Shin-on" ("I suoni") di Shuhei Matsuyama, realizzati con l'ausilio di altri materiali uniti alla carta e i dipinti di Anna Onesti.
La curatrice, Stefania Severi, rileva che "ciò che accomuna queste opere, oltre al materiale, è anche un uso molto rarefatto del colore. Infatti si va dal bianco-avorio, colore del kozo naturale, all'indaco (indigo), estratto dalla indigofera tinctoria dalle cui foglie si ricava l'azzurro-violetto, dalle colorazioni lievissime con petali di fiori ai pacati toni di terra."

Isamu Noguchi è stato un grande sperimentatore dei più diversi materiali, in particolar modo dell'utilizzo della carta. Accennando brevemente alla sua biografia, Noguchi nasce nel 1904 a Los Angeles, il padre è il poeta Yonejiro Noguchi. Vissuto in Giappone durante l'infanzia e poi negli Stati Uniti, per avviarsi agli studi medici, nel 1927 vince una borsa di studio messa in palio dalla Guggenheim Foundation e ha la fortuna di poter studiare scultura e lavorare per due anni a Parigi con Constantin Brancusi. In questo modo scopre direttamente le innovazioni artistiche di primo Novecento (bisogna ricordare che Parigi allora era la capitale indiscussa dell'arte).
Le opere di Noguchi, infatti, sono frutto di una fusione tra la tendenza alla sintesi e all'astrazione propri della cultura giapponese (basti pensare all'ideogramma), con le novità delle Avanguardie Storiche (Dadaismo, Astrattismo, Surrealismo e il diffuso gusto per le sculture primitive e delle culture tribali).
In mostra ci sono le sue lampade realizzate in carta kozo, bambù e metallo, le quali forme ricordano la semplicità plastica e della linea vicine alle opere di Brancusi pur mantenendo la propria radice asiatica (si avverte a pelle un certo gusto e clima, se posso definirlo in questo modo, che rimanda al Giappone). La scelta di lavorare sull'estetica delle lampade esprime l'idea di Noguchi relativa a un'arte come realtà della quale tutti potevano usufruire, in particolar modo nel quotidiano.

Isamu Noguchi: Akari L7

Isamu Noguchi: Akari L7

Nobushige Akiyama, il secondo scultore della mostra, nasce nel 1961 a Yokohama e vive e lavora a Roma. Inizialmente le sue sculture non prevedevano l'utilizzo del kozo e il suo ingresso non ha sconvolto la linea estetica della sua ricerca, anzi ha permesso la compresenza di materiali eterogenei all'insegna della 'leggerezza'.
In mostra si possono ammirare due installazioni, Tenmaku e I cinque sensi. La prima è una sorta di amaca, una copertura drappeggiata da cui piovono petali, in omaggio alla bellezza della natura trasportata in arte. I cinque sensi è costituita da cinque strutture autoreggenti disposte in una sequenza che definirei scenica, come se apparissero dal fondo della quinta verso lo spettatore. Si tratta di cinque pannelli di kozo lavorati a mano e colorati con indaco naturale, e da ognuno di essi emerge un volto inquadrato da due ali come se fosse una carezza, anzi una doppia carezza.

Nobushige Akiyama, Tenmaku

Nobushige Akiyama, Tenmaku

Nobushige Akiyama, I cinque sensi

Nobushige Akiyama, I cinque sensi

Shuhei Matsuyama è un artista nato a Tokyo nel 1955 e attivo dalla fine degli anni Settanta prima a Perugia, per poi iniziare ad esporre per l'Europa e gli Stati Uniti, oltre l'Italia e il Giappone.
L'incontro con la cultura occidentale gli ha permesso di avviare molte sperimentazioni con la carta kozo ma, come Matsuyama stesso afferma "devo al Giappone l'esperienza e lo stimolo che mi consentono di esprimermi con gioia nella vita che altro non è se non arte."
Molto interessante è il lavoro sinestetico degli Shin-on (Suoni) nell'accostamento della vista dell'opera a riferimenti musicali, quindi all'udito. In questa serie di opere è evidente una sorta di "linea del suono" (come è stata definita dalla curatrice nel catalogo), la quale partecipa al processo di identificazione del fruitore in questa sorta di linea evocativa che non si impone quale segno grafico di una reale registrazione sonora. Il suono evocato è particolarmente vario da opera a opera, così da poter rendere le mille sfumature della vita. Aggiungerei che lo spettatore può riconoscersi in un'opera, o più di una, in base alla melodia o armonia della propria vita e della propria sensibilità.

Shuhei Matsuyama, Shin-on 03005

Shuhei Matsuyama, Shin-on 03005

Anna Onesti è un'artista di Rocca di Papa, in provincia di Roma, diplomata all'Accademia di Belle Arti in Scenografia con Toti Scialoja e in Decorazione con Francesco Casorati. L'interesse per l'estremo oriente, e in particolar modo il Giappone, ha radici nell'infanzia e nell'adolescenza della Onesti. Lo scorso anno, in occasione di un piacevolissimo incontro con l'artista, mi ha confessato quanto, ai tempi della scuola, sognasse quei territori così lontani e diversi dalla realtà dei Castelli Romani. Ma sbaglieremmo se pensassimo che si tratta di una fuga. Parlerei, piuttosto, di una sorta di sogno mitico, di viaggio alla scoperta di se stessi e del mondo naturale, fisico.

Anna Onesti, Grande Rosso, 2001

Anna Onesti, Grande Rosso, 2001
gouache e inchiostro su carta kozoshi (particolare) - NON in mostra

Anna Onesti, Foglia, 1996

Anna Onesti, Foglia, 1996
inchiostro sumi su carta gampishi (particolare) - NON in mostra

L'attività di restauratrice, ovviamente della carta, ha permesso all'artista di intraprendere più viaggi verso in Giappone a partire dal 1994, grazie ad una borsa di studio della Japan Foundation. Occasioni che le permettono di conoscere le tecniche della fabbricazione della carta artigianale e le antiche pratiche decorative legate alla tintura dei tessuti. Procedimenti che la Onesti utilizza nella realizzazione delle sue opere. Vi segnalo una pubblicazione in merito, curata dall'artista, la quale raccoglie l'esperienza dell'artista degli ultimi anni, introducendo al lavoro della carta kozo, e non solo. Nuvole di carta [1] è il titolo scelto, contenente molte delle sue opere e soprattutto delle letture e conoscenza della cultura nipponica riscontrabile nei soggetti rappresentati. Un'iconografia che, per un occhio occidentale, appare (il termine non è casuale) surreale, espressiva di un mondo interiore. Si tratta di una lettura non del tutto errata, anche se la Onesti sottende un mondo mitico, archetipico. L'ultima sua opera, Il mare verticale ospitata in mostra, è costituita dall'assemblaggio di 12 gouache su collage di carte kozo tinte con l'indaco naturale e montate su tela di lino e tese su telai di legno. Un poema unico diviso in diversi canti, susseguenti ma con la possibilità di leggerli singolarmente slegandoli l'uno dagli altri, in quanto ogni pannello prevede un titolo proprio. Elementi riconoscibili come conchiglie, alghe e rose dei venti, si accostano a scritte illeggibili di una civiltà arcaica, o futuribile, ma sempre di grande gusto decorativo.

Anna Onesti, Il mare verticale - Diatomea

Anna Onesti, Il mare verticale - Diatomea
gouache su collage di carte kozo

Anna Onesti, Il mare verticale - Attinia o L'erpice

Anna Onesti, Il mare verticale - Attinia o L'erpice
gouache su collage di carte kozo

Una mostra-viaggio verso l'estremo oriente moderno che evoca il suo passato mitico, attraverso la delicatezza della carta kozo e dei suoi colori.
E adesso chi avrà più il coraggio di scarabocchiare e soprattutto sprecare un foglio di carta?

NOTE

[1] Anna Onesti, Nuvole di carta, brani da un diario giapponese, Roma, Novale Edizioni, 2003

Commenti [+ aggiungi]

Questo è il luogo ideale per lasciare il tuo primo commento…

Nessun commento inserito.

Lascia il tuo commento

Codici permessi

  • Sii gentile e non cedere allo spamming;

  • Se possibile evita il linguaggio volgare… non stupisce più nessuno;

  • Nel commento è permesso inserire i seguenti tag HTML:
    <a href="xxx.yyy" title="zzz" >, <br />, <b>, <strong>, <i>, <em>, <pre>
    <ul>, <ol>, <li>, <blockquote>, <p>;

  • la lunghezza del commento è limitata a 2000 (duemila) caratteri;
Discuti l'articolo

Num. 18 § Il dannato mestiere
Arte di carta. Opere d'arte realizzate con la carta kozo
di Claudia Matera ¦ pubblicato: giugno 2006 [visita 6310 21-mag-2013 @ 14:46]

Claudia Matera Claudia Matera è nata a Marino (Roma) nel1983. Nel 2005 ha conseguito la laurea di primo livello (nuovo ordinamento) in Lettere (storia dell'arte) presso l'Università di Roma 'La Sapienza' dal titolo Temi dechirichiani nella pittura di Livadiotti: gli anni Ottanta. È laureanda in Studi storico-artistici (specialistica) presso lo stesso ateneo.
Nel 2003 ha frequentato il Corso per curatori di mostre presso l'associazione culturale Futuro, con Costantino D'Orazio.
Frequenta dal 2002 il corso-laboratorio teatrale curato da Francesca Guercio presso l'associazione culturale Teatro dell'essere in sé e dal 2001 partecipa alle rappresentazioni teatrali del gruppo Nuovo Borgo dei castelli romani.
[email: kriska@alice.it]