Dei «segreti della rivelazione che Gesù trasmise a Giuda Iscariota la settimana prima della sua cattura»
Poco prima delle festività pasquali 2006 è stata diffusa a livello mondiale la notizia del restauro e della decifrazione di un antico manoscritto, ritrovato negli anni settanta dello scorso secolo in una grotta della zona desertica di El Minya in Egitto. La scelta del periodo della diffusione, a ridosso della festa della morte e resurrezione di Cristo, non è stata certo scelta a caso. Infatti il manoscritto in questione, che è stato pubblicato col titolo de Il Vangelo di Giuda, tratta proprio del tradimento più famoso di tutti i tempi, ma rendendone un'interpretazione e un senso totalmente opposti a ciò che finora è stato tramandato. È indubbiamente un'importante scoperta, che aggiungerà nuovo materiale per la ricostruzione della cultura e della religiosità di un'epoca affascinante.
Non si tratta della prima importante scoperta papiracea nella zona desertica dell'Egitto: celebre è infatti il ritrovamento di un'intera biblioteca antica nei pressi di Nag Hammadi, avvenuta nel 1945. L'analisi di questi testi, la maggior parte dei quali di carattere gnostico, gnostico cristiano, ermetico e neoplatonico, ha permesso notevoli avanzamenti nella ricostruzione filologica della religione e delle filosofie di epoca tardoantica, oltre ad aver gettato una nuova luce sulla figura del Cristo storico. Prima degli anni settanta, il Vangelo di Giuda era conosciuto esclusivamente attraverso le confutazioni dei primi vescovi e della letteratura antiereticale, in particolare per opera di Ireneo di Lione. Il problema della formulazione del canone neotestamentario, nella chiesa cristiana, cominciò a porsi a partire dal II secolo, epoca in cui il diffondersi della dottrina all'interno di un mondo connotato da potenti sincretismi religiosi di vario tipo aveva prodotto una serie di interpretazioni della vita di Cristo tra loro divergenti. Il canone, i quattro vangeli riconosciuti e gli altri scritti, molti dei quali a carattere epistolare, verrà approvato solo alla fine del secolo IV con i Concili di Ippona e di Cartagine.
Entrato in possesso di un mercante di antichità, il Vangelo di Giuda andò incontro a varie vicissitudini prima di essere trovato, nel 2000, da un'antiquaria di Zurigo e da alcuni studiosi intenzionati a restaurarlo e a rivelarne il contenuto. Il papiro ha passato più di quindici anni chiuso in una cassetta di sicurezza, in assenza di strutture e trattamenti per la conservazione, ed era quindi in pessime condizioni; dopo anni di duro lavoro l'equipe è ora riuscita a renderlo leggibile. Un gruppo di filologi e traduttori esperti di lingua copta, capeggiato dal prof. Rudolphe Kasser, ha poi prodotto una versione in inglese, ora scaricabile dal sito web del National Geographic Channel in documento formato Adobe pdf.
I possessori del manoscritto hanno deciso di farne dono al museo del Cairo: sarà portato in Egitto non appena concluse le procedure di recupero e di studio. L'esame al radiocarbonio ha stabilito la datazione della redazione del testo intorno al 300 d.C., epoca a cui risalgono la maggior parte dei vangeli non canonici redatti in lingua copta, ma si tratta sicuramente della traduzione di uno scritto più antico. Il Vangelo di Giuda è infatti menzionato dal vescovo Ireneo in una sua confutazione risalente al 180 d.C. (primo libro dell'Adversus haereses, XXXI, 1): ciò permette di ipotizzare che una prima edizione del testo possa essere stata effettuata nello stesso periodo dei vangeli canonici.
Il Vangelo di Giuda presenta una interpretazione gnostica della vicenda del Nazareno e dei suoi apostoli. A fianco di una concezione prettamente esoterica della salvazione siamo colpiti dalla complessa mitologia, densa di elementi tipici della cultura religiosa sincretica diffusa in varie forme nei primi secoli della nostra era. Nella concezione esoterica del Vangelo, il personaggio di Giuda perde i connotati del traditore avido, passato alla storia per aver compiuto il più infame dei gesti. Diviene al contrario il discepolo più fedele di Gesù, il vero eletto, scelto per portare a termine il destino della redenzione. Giuda accetta di aiutare il suo Maestro e di condurlo verso la trasformazione iniziatica; sacrifica anche se stesso: grazie a una visione profetica e alla rivelazione dello stesso Gesù, infatti, l'Iscariota sa di essere destinato ad essere maledetto nei secoli da tutti coloro che non saranno in grado di comprendere il vero senso della storia cristiana.
Il male, la cui origine è identificata dalla teologia cristiana tradizionale con la disobbedienza e la ribellione della creatura nei confronti del suo creatore, sia esso uomo o angelo, qui assume caratteristiche diverse. Gli stessi "angeli del caos", responsabili di aver creato una generazione imperfetta e incapace di raggiungere la virtù e la conoscenza vera, in realtà compiono il volere di Dio. La loro azione è parte di un disegno superiore che non può essere finalizzato che al conseguimento del bene. Similmente Giuda non va qui a rappresentare un'incarnazione umana e storica del male, sulla scia dei suoi sovrumani o archetipici predecessori - i traditori di Dio Lucifero e Adamo. Ciò che appare come un'opposizione a Dio è, al contrario, per i redattori dello scritto, la concretizzazione della sua stessa volontà. La figura del Figlio di Dio presenta alcuni tratti particolari a noi finora sconosciuti. Di fronte agli apostoli assume a volte la forma di un fanciullo e ride spesso, specialmente degli errori dell'uomo, dei culti e riti tradizionali, tanto da far indignare i suoi ascoltatori incapaci di comprenderlo. Le sue parole rivolte agli apostoli sono durissime: «Nessuna generazione della vostra gente potrà mai conoscermi» (34).
In realtà il vero Dio da cui Gesù è stato inviato non è quello cultuato dagli uomini. Solo Giuda, qui presentato come il discepolo migliore, una sorte di uomo perfetto e chiamato anche "tredicesimo spirito", è in grado di comprendere ciò. Per questo sarà proprio lui a ricevere la rivelazione segreta, preclusa agli altri, e ad essere scelto per adempiere al compito più gravoso: « Ti rivelerò i segreti del Regno. Per te è possibile raggiungerlo, ma sarà compito arduo. Qualcuno dovrà sostituirti, così che i dodici possano tornare in unità con il loro Dio» (36-37). Il testo presenta poi una complicata cosmogonia molto differente rispetto alla concezione tradizionale della genesi. Questo genere di mitologia ricca e complessa è tipica della letteratura gnostica e spesso presente negli scritti di quel periodo. Le costruzioni mitologiche variavano da scuola a scuola ma hanno in comune la concezione dualistica di un Dio vero, fonte di tutto l'essere, raggiungibile solamente dagli eletti, contrapposto ad un essere inferiore, psichico e generato, il quale crea il mondo sensibile e i corpi in cui le anime sono imprigionate. Ciò si riflette anche a livello antropologico: una minoranza di eletti, gnostici, spirituali, destinati a una sorte divina, si contrappone a una maggioranza incapace di sollevarsi oltre il sensibile e condannati a non poter mai giungere alla verità. I primi, in molti testi definiti "pleromatici", nel Vangelo di Giuda sono chiamati «forte e santa generazione». Essi possiedono anime immortali e sono liberi da padroni. La generazione mortale, al contrario, è soggetta ad essere dominata – non dalla generazione divina, ma da dodici monarchi terreni – e pratica culti in onore del demiurgo, il falso dio.
I mortali sono discendenti di Adamo, creati con lui "secondo l'immagine", locuzione che, nella cultura platonica diffusa in quell'epoca, sta ad indicare la loro natura imperfetta. Nella parte finale del testo Gesù spiega al suo discepolo fedele quale sarà il suo compito e il suo sacrificio: egli dovrà favorire la sua cattura per far sì che lo spirito immortale del Maestro sia liberato dal corpo terreno: «Tu li supererai tutti. Poiché tu sacrificherai l'involucro che mi riveste» (56). Giuda sarà maledetto dalle umane generazioni, figlie di un falso dio e incapaci di comprendere la verità. Ma all'avvento del tredicesimo eone la sua stella si leverà alta. La vicenda è qui presentata in maniera più complessa rispetto alle tradizionali versioni gnostiche e, in un certo senso, più mistica. Il percorso segnato dalla morte iniziatica di Gesù funge da modello per l'evoluzione personale di coloro che desiderano conseguire la gnosi. La morte, che in un rito di passaggio può essere simbolizzata in varie maniere, è presentata nello scritto come una liberazione dalla prigione del corpo, involucro estraneo all'attività spirituale del mistico.
Il confronto tra i vari scritti cristiani, e tra i vangeli canonici con quelli non canonici, mostra quanto poco univoca sia la figura del redentore Gesù, tanto che non è ipotizzabile una ricostruzione storica o una definizione precisa di quale fosse in realtà il corpus dei suoi insegnamenti. I vangeli non canonici possono invece aiutarci nella comprensione delle complicate e tortuose vicende che hanno portato alla formazione della religione e della teologia cristiana maggioritaria. Le concezioni religiose come quella ora esposta presentano indubbiamente dei tratti particolarmente elitari, forse per questo furono presto soppiantate da una visione più vicina alle esigenze salvifiche delle masse, da una redenzione più facile da conseguire, pur se interamente gestita da una classe sacerdotale.
Durante la seconda metà dello scorso secolo, sono sorti numerosi gruppi di culto ispirati allo gnosticismo. Grazie alle scoperte archeologiche di Nag Hammadi e di El Minya, queste formazioni "neognostiche" hanno potuto costruire un proprio canone dottrinale e un proprio corpus letterario, e vantare una discendenza dagli antichi maestri siriaci ed egiziani. Il termine "gnosticismo" è comunque riservato, almeno dagli studiosi, solamente al fenomeno di epoca tardoantica.



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