La taverna del caso letterario: Con le peggiori intenzioni [Recensione ad A. Piperno]

Valerio Cruciani
Valerio Cruciani

Valerio Cruciani
Nota biografica

powered by m@ntis | chi dà luce rischia il buio

A. Piperno , Con le peggiori intenzioni [Copertina]Alessandro Piperno, Con le peggiori intenzioni
Mondadori, pp. 305 - € 17.00

Ai Parioli, il quartiere bene di Roma, c'è una bellissima piazzetta che si affaccia sul panorama di una buona fetta di città. Si chiama P.zza delle Muse. In un elegante bar con terrazza si è tenuta, a metà maggio, l'ennesima presentazione del libro di Alessandro Piperno, dopo il bagno di folla che l'ha accolto alla Fiera del Libro di Torino.
Ho conosciuto Alessandro a Tor Vergata, alla facoltà di Lettere. Lui era vicino alla Laurea, io stavo al primo anno di università. Seguivamo il corso di Letteratura francese del prof. Enrico Guaraldo. Lo stesso che ha presentato il libro ai Parioli, insieme a Elisabetta Rasy ed Enzo Siciliano.
Ho scoperto per caso l'uscita del suo libro, sfogliando il "Corriere della Sera": mi sono ritrovato davanti un grosso ritratto del mio ex compagno di studi. Potete figurarvi che sorpresa! Volevo leggere l'articolo, ma dovevo tornare al mio lavoro da impiegato. Pur avendo conservato quella pagina per un po', non l'ho mai letta. Ho preferito dedicarmi direttamente all'opera, spinto da curiosità, ammirazione e invidia.
Fino a quando non mi arriva l'invito per l'incontro ai Parioli. Arrivo con un certo anticipo. All'ingresso vedo un paio di facce note. Alessandro era seduto in fondo, circondato da giornalisti che lo riprendevano e lo intervistavano. Arrivava sempre più gente. Per timidezza e scarsa partecipazione, mi sono seduto al primo tavolino che ho trovato.
Si avvicina un tizio con una scatola. La apre e inizia a sistemare una trentina di copie del romanzo in tre piccole pile ordinate. Dal nulla spunta un noto giornalista di La7, si avvicina con occhiali e gobbetta, si rivolge al tizio che li aveva disposti lì per venderli, prende una copia e si allontana lentamente, per reimmergersi nella folla. Senza ascoltare il tipo che timidamente gli chiedeva di non portare via il libro, che era in vendita. Appello rimasto inascoltato. Ci siamo guardati sconfortati.
Poi arriva una bella ragazza a sostituirlo. Non posso lasciarmela scappare, così attacco bottone, le offro una sigaretta e una cosa da bere dal ricco buffet. Giovane, bella e inesperta. E' una fortuna parlare con ragazze inesperte di questi tempi. Lei era talmente inesperta, che quando si è avvicinato Piperno e mi ha autografato la copia del libro, non ha esitato a dire: "Ma come, prima mi dici che il libro è brutto e poi te lo fai autografare?". Aveva assolutamente ragione. Spero comunque che i fotografi e la folla abbiano coperto quella simpatica e anarchica gaffe.
Finito il carosello di saluti a base di giacche, cravatte, gonne e tacchi alti, siamo entrati tutti nella parte coperta del locale. Al tavolo l'editore, l'autore, la Rasy e Guaraldo. E qui si è scatenata la danza del Potere. Ecco come si crea e sostiene un "caso letterario".
L'editore fa da apripista con l'argomento dell'invidia: peccato non essere in grado di scrivere un libro così, capace di scatenare tanto ricchi dibattiti. Lui pagherebbe addirittura, per avere quel dono.
Applausi.
A breve giro, segue l'impeccabile intervento di Enrico Guaraldo. Mi pareva di stare ad una delle sue bellissime lezioni, in cui tutto è sempre chiaro e inequivocabile. Ammonisce quei giornalisti che si sono fin troppo concentrati sul personaggio-autore, dimenticando l'opera. Opera grandiosa, che flaubertianamente non parla di niente. Ma è miracolosamente piena di temi: la ricerca dei piaceri nell'alta borghesia (che qui è ebraica e romana), la fatuità e la frivolezza dell'esistenza che accomuna i vecchi e i giovani, la "grande vittima" che afferma cartesianamente "sono malato, quindi esisto". Il personaggio è vittima di se stesso, delle proprie nevrosi, del proprio delirio paranoide. Proprio come Dostoevskj e Svevo. Con un tocco in più: la metafora della crocifissione. La sconfitta pesa sulla coscienza del personaggio come una croce. E Guaraldo assicura tutti che mai potrebbe essere pubblicato questo romanzo in un Paese islamico: grazie a questa metafora, si tirerebbe addosso fatwe su fatwe.
E' comunque, a dispetto dell'Islam, un romanzo giovane: perché si rivolge a tutti quelli che non hanno mai smesso di arrovellarsi intorno alle proprie aspirazioni frustrate, perché non c'è mai stanchezza emotiva, perché il personaggio vive in una condizione di pregenitalità, quella classica dei trentenni che non sanno ancora se vogliono un figlio. E', insomma, un romanzo profondamente autentico, perché Piperno fa quello che dovrebbero fare tutti gli autori: parlare del proprio mondo, della propria "patria interiore" (Proust).
Applausi.
La parola passa alla Rasy, che finalmente ci spiega il titolo: le "peggiori intenzioni" sono quelle dell'autore nei confronti delle proprie origini, in un momento in cui va tanto di moda la ricerca delle proprie radici. Anzi, qui le radici vacillano, l'affrancarsi dell'autore-personaggio da esse è completo.
Applausi.
Chiude Enzo Siciliano, che ha conosciuto Piperno nella redazione di "Nuovi Argomenti": quando si è trovato davanti il dattiloscritto del romanzo, di fronte all'incipit ha pensato di avere tra le mani una grande opera, un narratore vero, che non accontenta nessuno, che non aderisce a nessun codice espressivo precostituito. Il significato, la cosa più importante in letteratura, ci assicura il relatore, viene fuori direttamente dalle viscere dell'autore, che prima ha effettuato una verifica su se stesso e poi si è dato in pasto al pubblico. Il personaggio, Daniel, non è un autoritratto, ma un'invenzione calata nella realtà. Il romanzo parla di questa Italia che non sa conoscere se stessa, si scaglia coraggiosamente contro questa società che non rende giustizia all'essere genitori e all'essere figli. Dunque, alla fine di tutto, di fronte ad un interrogativo di una pagina che chiude l'opera, il lettore è costretto a fare i conti con se stesso.
Il "significato", insomma, la vince sulla "superficie". E' un libro senza pietà, provocatorio, dato che affronta i temi dell'eros e dei rapporti secondo lo schema del fallimento. Non è ozioso, né tantomeno verbalistico. Un libro davvero importante per l'Italia di oggi.
Applausi.
Parla Alessandro, ironizzando su se stesso e evitando di parlare del romanzo. Tutti ridono, si divertono e nessuno si sente in dovere di fare una domandina o una piccola osservazione. Vai con gli autografi e i cocktail e le strette di mano.
Applausi.
Io prendo appunti e me ne vado, non senza prima salutare la timida ragazza che vendeva i libri all'ingresso.
Di tutto quello che hanno affermato lì io non recrimino nulla. I temi ci sono tutti, per carità. Dal primo all'ultimo. Tutti belli stipati in un polpettone parolaio illeggibile e noioso. Ma ci sono, ed è questo che conta: che ci siano i "temi", e aff… la "superficie". Ovvero, lo stile.
Il libro racconta "il fallimento" attraverso il fallimento della propria scrittura. La punteggiatura irregolare, il continuo intreccio di registro alto e registro basso, l'instancabile analisi psicanalitica dei personaggi e della realtà fisica e morale che lo circonda, accentuata da un continuo farsi aggettivo e avverbio della voce che narra, il continuo tentativo di chiamare in causa il lettore, i frequenti tentativi di ironizzare sulla materia del proprio raccontare. Tutto è illeggibile vortice infernale di noia.
Tranne alcuni momenti, come l'incipit ad esempio, in cui effettivamente si riconosce una qualche capacità letteraria, tutto il resto è monologo su un nulla pretenziosamente definito "flaubertiano". Guaraldo nell'intervento ha sostenuto che tutto il libro tende verso la fine, verso quella fatidica festa di compleanno in cui il personaggio viene definitivamente sconfitto e bandito dalla comunità (per chi non conosce la storia: il suo scopo era quello di entrare in possesso delle mutandine del proprio idolo femminile). Ma questa tensione, in realtà, non si avverte mai, quella festa arriva improvvisa nell'ultimo capitolo, manca completamente un qualsiasi significativo intessersi del finale con ciò che lo precede.
Ma questo è stile, è idealisticamente "superficie", e sappiamo bene quanto non giovi parlare dello stile quando si sta montando il baraccone del "caso letterario dell'anno".
State tranquilli: se vi interessano quei "temi" di cui sopra, comprate e leggete il libro, li troverete tutti. Ammesso che riusciate a farvi largo tra le maglie soffocanti della parola. Magari non soffermatevi troppo sulla "superficie". Se volete, riscrivetelo come vi pare e piace. Basta che lasciate intatti gli "argomenti". Giocateci quanto vi pare. Allenatevi per accogliere il prossimo "caso letterario".
Tra un annetto circa, credo.

Commenti [+ aggiungi]

Questo è il luogo ideale per lasciare il tuo primo commento…

Nessun commento inserito.

Lascia il tuo commento

Codici permessi

  • Sii gentile e non cedere allo spamming;

  • Se possibile evita il linguaggio volgare… non stupisce più nessuno;

  • Nel commento è permesso inserire i seguenti tag HTML:
    <a href="xxx.yyy" title="zzz" >, <br />, <b>, <strong>, <i>, <em>, <pre>
    <ul>, <ol>, <li>, <blockquote>, <p>;

  • la lunghezza del commento è limitata a 2000 (duemila) caratteri;
Discuti l'articolo

Num. 14 § Alla cassa
La taverna del caso letterario: Con le peggiori intenzioni [Recensione ad A. Piperno]
di Valerio Cruciani ¦ pubblicato: giugno 2005 [visita 4040 21-mag-2013 @ 14:42]

Valerio Cruciani

Valerio Cruciani (1977), scrittore, poeta e sceneggiatore, ha pubblicato in sedi diverse racconti e poesie. Č stato selezionato come partecipante alla 11° Biennale dei Giovani Artisti d'Europa e del Mediterraneo, al Festival Letterario Internazionale Klandestini di Malta, di cui č stato anche organizzatore, al Festival of Europe di Londra.

Ha fondato il collettivo St. Louis and Lawrence Books col quale ha pubblicato la raccolta di poesie le cittā hanno gli occhi sempre aperti e il racconto Millennio. Ha lavorato alla realizzazione di documentari, mostre fotografiche e letture in giro per l'Italia. E' uno dei fondatori e redattori della rivista indipendente www.amnesiavivace.it.
Attualmente sta lavorando al suo primo romanzo e ad una serie di altri progetti. Vive a Madrid.

Altre notizie su www.valeriocruciani.com.


[email: valeriocruciani77@gmail.com]