Compagnia Bertoni/Abbondanza – Medea
(Progetto "Ho
male all'altro" seconda parte)
di Michele Abbondanza
e Antonella Bertoni
con Bianca Francioni e
Marco Mercante e Mirko Soldano e Antonella Bertoni e Michele
Abbondanza
musiche a cura di Mauro Casappa
scene e luciLucio Diana
Produzione Compagnia Abbondanza/Bertoni,
Teatro Comunale di Ferrara, Drodesera Centrale Fies, Armunia,
Teatro delle Briciole, La Corte Ospitale
In collaborazione conTeatro Putrella di Longiano
eCentro S. Chiara/Trento
Festival Enzimi, Teatro
Ambra Jovinelli, settembre 2004, Roma
Bertoni e Abbondanza non teorizzano la danza per la danza
e non praticano i processi di astrazione. Conservano
la voglia di comunicare. Lavorano per progetti e partono dai
contenuti per arrivare al processo di formalizzazione. Dopo
Alcesti arriva Medea. Il progetto di riferimento
si chiama "Ho male all'altro". Accentra l'attenzione
sugli archetipi che hanno segnato l'arte e la cultura mondiale.
Tema: "Il sacrificio per amore". Nel primo caso
Alcesti si sacrifica per amore del suo sposo. Nel secondo
Medea sacrifica i figli per vendicarsi di Giasone. Ma, al
di là della fabula, il mito presenta un problema che
viene solitamente disatteso. Il mito di Medea non coincide
con la storia di Medea: la storia di una madre che ha potere
di vita e di morte sui propri figli. Gli archetipi sono molto
più complessi. Hanno un portato di mistero, che pone
problemi specifici e richiede alcune facoltà. Sono
illuminati dalla luce dell'ombra e non possono essere ricondotti
al racconto di storie più o meno eroiche, più
o meno attuali. Il mito va mangiato, non va spiegato o ammodernato
facendo uso della ragione, perché la ragione non basta.
Il sapere non basta. Occorre il soccorso del non-sapere. Il
racconto dei fatti - sui quali indugia a volte lo spettacolo
di Bertoni e Abbondanza - non basta, perché c'è
il movimento del desiderio, che monta, ed è inarrestabile.
Se è vero che "Medea antepone a tutto l'abbraccio fisico e il letto, e tra genos e gamos sposta l'attenzione su Eros che interseca e complica sia i legami di sangue che i patti nuziali", allora bisognava mettere in secondo piano la dinamica che porta la madre ad uccidere i propri figli e puntare sul mistero del pensiero che si fa sangue e del sangue che si fa pensiero simbolico, trovando il coraggio d'avventurarsi nei campi barbarici della propria esistenza per tentare di avvicinarsi a quelli del personaggio.
Credo che la ricerca teatrale debba tornare ai primordi e che per realizzare questo nostos sia necessario accamparsi prima della grazia, prima della musica, della danza e della parola, lavorando nella prospettiva di quelle geometrie del caos alle quali mi sento di ancorare il rinnovamento dello spettacolo dal vivo. E devo dire che in alcuni momenti dello spettacolo i due artisti conseguono risultati di forte coinvolgimento emotivo su questa strada di ricerca. Li ho visti, a volte, marciare come guerrieri, con i loro corpi alterati, alla ricerca del logos che attraversava le viscere, il ventre e il cuore, ma avrebbero dovuto far sì che il logos si fosse espanso il tutto il corpo per essere spinto oltre il suo stesso confine, dove la materia invadente rende possibile nel suo divenire la fuoriuscita della parte nascosta che aspira alla produzione di senso. Avrebbero dovuto spingere la ricerca oltre l'uso sapiente dell'istinto e del tronco, fino a raggiungere – con gli opportuni attraversamenti - il soffio leggero dei processi vitali e la leggerezza delle forme organiche nella prospettiva di un'alleanza tra razionale e sensibile.
I corpi alterati sono apparsi un'invenzione felice, ma non sufficiente. A fronte della centralità dichiarata di Eros, sarebbe stato opportuno decentrare il racconto e tenere in diversa considerazione il corpo, che è fatto anche di sudore, sapori, odori, saliva, escrementi, sperma, sangue, ferita e sesso (derivanti dalle parti che formano il tutto) e che si costituisce così come pluralità di segni, come generatore di tante parole e di nessuna parola. Il corpo dei danzatori avrebbe dovuto pensare la creazione artistica come atto erotico, essendo l'erotismo – per dirla con Bataille – "l'approvazione della vita fin dentro la morte" ed essendo l'uomo – per dirla con Rella – "totalmente sessuato"; "ma se la sessualità – per dirla infine con le parole d'Ildegarde – è ciò che costituisce l'umano, anche lo spirito è sessuato…fiorisce nel corpo (in lumbis rationalitas floret) ".
La danza impone un ripensamento profondo sulle tecniche, soprattutto da parte degli artisti più bravi e impegnati nella ricerca. Altro che passo indietro, come ha proposto la responsabile della Biennale Danza! Bisogna imparare a disimparare.


