Map me: Charlotte Vanden Eynde e Kurt Vandendriessche

Giorgio Merlonghi
Giorgio Merlonghi

Giorgio Merlonghi
Nota biografica

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dixit vzw/Kwaad Bloed Vzw - Map me
Regia di Charlotte Vanden Eynde
Con Charlotte Vanden Eynde e Kurt Vandendriessche
Musica Tarantella del Gargano arrangiata da Daniele Sepe; estratti dalla colonna sonora The Magdalene Sisters di Peter Mullan
Coprodotto da: Vooruite(Gente), TanzQuartier Wien
Supportato dalla Commissione Europea, Programma Culturale 2000
PRIMA NAZIONALE - Festival Inequilibrio, Castello Pasquini, 15 luglio 2004, Castiglioncello (LI)

Foto Chiara Sbrana
[347 5256733 - chisb@libero.it]

"Mappami": un verbo e un complemento oggetto.
Il messaggio è chiaro, lineare, essenziale. Eppure misterioso. Il significato del verbo "mappare" è palese, e tuttavia molteplice: definire, misurare, descrivere, incidere, rappresentare. Solitamente applichiamo questi verbi a cose, oggetti, luoghi, paesi. Cosa centra tutto questo con il teatro e con due corpi nudi? Perché qualcuno dovrebbe mappare qualcun altro? E come?
Quando entriamo nell'arena per la performance della giovane coreografa belga Charlotte Vanden Eynde e del suo partner Kurt Vandendriessche queste domande sono ancora in attesa di una risposta. Il palco è vuoto. Due persone sono adagiate a terra, da un lato; sono faccia a faccia, immobili.
In questa ambientazione, il corpo maschile e quello femminile si trasformano in superfici neutre: uno schermo, una lastra di cera, un blocco d'argilla su cui poter disegnare, dipingere, affondare le unghie. I volumi conosciuti del corpo, la pelle, il suo colore e la sua struttura diventano non soltanto una mappa, un pezzo di carta su cui tracciare linee, ma anche una zona di proiezione, una tavola: si trasformano in un globo e insieme nell'atlante di nuova cartografia fisica e simbolica. Attraverso questo tracciare, le cose prendono forma, si descrivono fogge e figure, si ritraggono situazioni e persone.
A volte, si materializza la tentazione di attraversare il confine che separa la quiete dalla violenza, perché il tracciare può richiedere anche il taglio e lo scavo, l'aggressione e l'assalto. Ci rendiamo conto improvvisamente che "mappare" qualcosa può essere un'attività complessa, che può significare esplorare, esporre, mimare, descrivere, incorniciare, disegnare, abbozzare, legare, coprire e scoprire. In questa declinazione potenzialmente infinita rientrano l'incisione, la rappresentazione pittorica e l'illustrazione, da eseguire con gli occhi, con le mani, con il corpo intero. Emergono per derivazione le silouette e il profilo, insieme alla scoperta e all'attrazione, la curiosità e l'ironia.

Presentato per la prima volta in Italia al Festival Inequilibrio - Armunia 2004 di Castiglioncello, lo spettacolo "Map-me" ha già attraversato l'Europa, dal Belgio a Berlino, da Parigi a Vienna alla Polonia, ricevendo un ampio apprezzamento. La sua principale attrattiva risiede probabilmente nella ricchezza delle idee che ospita e nella presentazione, all'interno del breve spazio di un'ora, dei destini alterni di esperimenti giocati sul corpo, al contempo oggetto e soggetto di azione. Il sapore dominante rimane una tensione verso l'esplorazione: esplorazione delle forme, dei sensi, dei corpi, dei pensieri, delle aspettative, e delle nostre abitudini mentali.

Map me - Foto Chiara Sbrana [347 5256733 - chisb@libero.it]A un paio di giorni di distanza dalla sera dello spettacolo, incontro Charlotte Vanden Eynde e il suo partner Kurt Vandendriessche, accompagnati dalla loro bambina di sei mesi e dal tecnico video e suono. Decidiamo di prendere un gelato al bar, il giusto carburante per chi è in procinto di iniziare un giro attraverso l'Italia. Da principio, la conversazione è quasi impossibile: dobbiamo concentrarsi sul cibo, perché la brezza calda che attraversa la piccola piazza di Castiglioncello cerca di fondere le voluminose collinette di gelato adagiate nelle nostre ciotole di plastica. Poi, non appena il gelato è sotto controllo, cominciamo a chiacchierare.

Io: "Da dove viene l'idea che è alla base di questo spettacolo?"
Charlotte: "Come punto di partenza abbiamo utilizzato alcuni elementi derivati da un mio video precedente. Il video era rivolto all'esplorazione del corpo e del concetto di autoritratto. Alcuni estratti di quel lavoro sono ancora presenti nello spettacolo: compaiono nelle proiezioni iniziali fatte sulla schiena degli interpreti. Successivamente, abbiamo aggiunto una seconda persona e naturalmente il sapore della rappresentazione è cambiato profondamente. L'enfasi è passata dall'autocoscienza e dall'esperimento personale al significato dei rapporti, all'apertura verso gli altri, e l'universo degli umani. In un certo senso, abbiamo seguito un processo molto naturale. Come avviene nella vita: si parte dall'esplorazione di se stessi e successivamente si passa allo scambio con gli altri"
Io: "Ho sentito che alcuni mesi fa, quando lo spettacolo è andato in scena per la prima volta, eri incinta. In che modo la performance di allora differiva da quella di oggi?"
Charlotte: "La differenza principale era nel fatto che la mia condizione aggiungeva una terza dimensione: quella della creazione, della moltiplicazione, della generazione della vita"

[La linearità di queste osservazioni mi colpisce con chiarezza inattesa: percepisco l'immagine di un percorso lungo il quale si comincia a camminare da soli, poi ci si incontra e integra con un'altra persona e infine ci si espande in una terza creatura. Per contrasto, mi sovvengono improvvisamente un paio di scene dello spettacolo dominate da una certa aggressività.]

Io: "La scena delle mani proiettate che scavano la schiena di Kurt mi ha inquietato. Mostrava con forza la frontiera sottile che separa ciò che è reale da ciò che non lo è, quel che è concreto e quel che è invece soltanto fittizio"
Charlotte: "Si, mi piace molto quella scena. Sono affascinata dalle suggestioni che si posizionano sulla linea di confine che ci divide dall'irrealtà, così come dalla crudeltà e dalla paura; mi appassiona lavorare su questi temi."

Map me - Foto Chiara Sbrana [347 5256733 - chisb@libero.it]Io: "Un'altra idea che ho trovato stimolante è stata l'inclusione del testo scritto, dei cartelli che mostrano frasi di due sole parole: un verbo più un oggetto. Qual era la vostra intenzione riguardo a questa scelta?"
Charlotte: "Desideravamo lavorare sulla variazione dell'espressione "mappami" e abbiamo pensato che questa idea dei cartelli potesse aiutare a dare ritmo, a rendere l'esposizione più chiara. Era inoltre un modo per commentare gli eventi che si susseguono sulla scena, per generare una distanza, permettere che la rottura e il soffio conducessero all'ironia. Da un punto di vista strutturale, questo espediente ci ha consentito di suddividere lo spettacolo: il testo contribuisce a generare un insieme maggiormente coerente, a partire da singole scene separate. La rappresentazione risulta arricchita da una sorta di storia, il cui sviluppo corrisponde alle diverse fasi raccontate"
Kurt: "Secondo la mia percezione, i cartelli sono anche un mezzo per stimolare le aspettative del pubblico, per far si che lo spettatore interagisca con la scena."

[Mi torna in mente la sequenza "Unisciti a me - Unisciti a me, ancora". Mi rendo conto che la lettura di quelle due frasi scritte aveva stimolato la mia immaginazione di spettatore: cosa sarebbe successo ora sul palco? Come si sarebbero tradotte in azione quelle parole?)

A questo punto (e in maniera abbastanza inevitabile), la conversazione vira verso il passato, verso l'età in cui Charlotte era ancora una studentessa. Qualcosa del suo racconto mi sorprende e aggiunge alla sua immagine un tocco di realtà e di irrequietezza adolescenziale.

Charlotte: "Ho cominciato come danzatrice ma alla fine dei miei studi mi sono sentita esausta e in un certo senso sollevata per il fatto che il mio addestramento giungesse a termine. Sentivo semplicemente di avere bisogno di allontanarmi da quel tipo di approccio, da quella disciplina ferrea. Sentivo la necessità di vincoli meno stringenti, e di una espressione maggiormente essenziale. Ora, le cose sono parzialmente cambiate. Col tempo, ho avvertito un desiderio di tornare a quei giorni "primordiali", nonostante alcune differenze inevitabili.

Durante questa prima fase della conversazione, Kurt è rimasto molto silenzioso. I suoi profondi occhi blu hanno continuato a fissare alternativamente noi e la sua coppa di gelato. "Ho i brividi", annuncia appena ha finito di mangiare: "forse ho mangiato troppo velocemente".
Così la mia attenzione si sposta su di lui, la sua formazione artistica, il modo in cui si sono conosciuti.

Kurt: "In realtà, io sono un attore, non un danzatore e ho incontrato Charlotte quando lei stava creando una coreografia per un lavoro teatrale nel quale io lavoravo"

Ancora una risposta essenziale, che risveglia nella mia mente un'altra domanda.

Io: "Che genere di attore sei?"
"Un bravo attore!", suggerisce il tecnico video e suono, e la battuta ci contagia di buon umore.

Sin dall'inizio, i suoi capelli hanno continuato a ondeggiare in ciocche attorno al viso sottile. Ora che stiamo tutti ridendo, assomiglia a un vivace fanciullo dei boschi.

Kurt: "Ho fatto molte cose diverse, dagli spettacoli di strada al teatro di marionette, da collaborazioni con Jan Fabre a pezzi per la televisione. Recentemente, ho cominciato a occuparmi di scenografia. Sono molto incuriosito da altre espressioni artistiche: scultura e arti visive."

Kurt scambia una breve occhiata con Charlotte. Percepisco che quell'occhiata nasconde qualcosa che non è stato ancora detto.

Kurt: "Charlotte, credo che dovresti aggiungere che tua madre è un'artista: si occupa di scultura e pittura. Questo naturalmente ha avuto un'influenza sulla sua formazione, sul modo di vedere le cose. Sia Charlotte che io siamo molto attratti dall'effetto visivo delle performance teatrali"
Charlotte: "È vero. Quando mi dedico a una coreografia, tendo a prendere diverse immagini e poi a collegarle coi movimenti, passando così da una posa alla successiva. Se penso ai miei lavori, realizzo che molti di essi hanno inizio da un momento statico, per svilupparsi poi verso il movimento e la danza"

Map me - Foto Chiara Sbrana [347 5256733 - chisb@libero.it]Io: "È difficile lavorare insieme? Come vi comportate in caso di conflitto?"

[Mentre parliamo, non riesco a modificare la mia prima impressione: Charlotte e Kurt mi sembrano ancora molto timidi, quasi fragili, con la loro carnagione delicata, i loro occhi cerulei, nascosti dietro lunghe ciglia bionde. Eppure, a tratti, Charlotte mostra una forza improvvisa e inattesa, una determinazione e un'immediatezza insospettate; Kurt, invece, mantiene un atteggiamento astratto e gentile, col suo sguardo pungente a difesa delle idee che gli crescono in testa.]

Charlotte: "Dipende. La mia impressione è che è più facile lavorare con qualcuno che conosciamo bene e che ti conosce bene" (Kurt conferma silente con cenni del capo) "Ogni volta che affiora un conflitto, non si pone il problema se essere onesti e diretti e dire tutte le cose devono essere dette"
Io: "Ci sono state altre occasioni in cui avete lavorato congiuntamente?"
Kurt: "Si, qualche volta. A parte lo spettacolo dove ci siamo conosciuti, Charlotte ha creato la coreografia di mio pezzo per il restauro di un museo: l'edificio doveva essere chiuso per lavori di restauro e gli organizzatori hanno chiesto di dare vita a una performance che fosse una specie di arrivederci per il pubblico, un invito a tornare alla riapertura del museo, alla conclusione dei lavori."
Io: "Uno dei fotografi di scena che ha visto e immortalato tutte le rappresentazioni del Festival ha sentenziato che eravate la coppia più bella..."
(Entrambi sorridono, prudentemente, con complicità. Continuo:) "Naturalmente, nello spettacolo entrambi siete visivamente molto esposti: i vostri corpi nudi compaiono fin dalla prima scena e lo spettatore è immediatamente proiettato in una dimensione che è insieme molto intima e astratta. Immagino che questa scelta sia stata molto consapevole... "
Charlotte (che guarda Kurt, che guarda lei): "Innanzitutto, la condizione di apparire nudi è piuttosto naturale per noi, forse perché ci sentiamo molto a nostro agio coi nostri corpi. In secondo luogo, in questo spettacolo volevamo che il corpo umano apparisse nella maniera più neutra possibile: la forma e il colore naturali del corpo ci sono apparsi come l'opzione migliore. Molta gente parla della presunta neutralità dei costumi, ma credo che una cosa del genere non esista"
Segue una ulteriore specificazione: "Naturalmente quando si va in scena nudi, c'è bisogno di una speciale familiarità col proprio corpo. Quando ho cominciato, al principio della mia carriera, la condizione di nudità mi sembrava ancora eccessiva. A quei tempi preferivo utilizzare biancheria intima color carne"
Kurt: "L'idea si è rinforzata quando abbiamo pensato alla scena finale, in cui l'abbigliamento è utilizzato per sparire: in un mondo in cui i vestiti sono un mezzo per ottenere un'identità e per dichiararla, noi li abbiamo ripensati come un modo per nascondersi, per non essere riconosciuti"

Mentre chiacchieriamo, il tempo trascorre rapidamente. Pensieri e domande vanno ai loro programmi artistici per il futuro.

Charlotte: "Il mio prossimo lavoro sarà una coreografia per sei danzatori"
Quando le chiedo notizie sui criteri di selezione e la differenza fra coreografare se stessi e dirigere qualcun altro, Charlotte confessa che coordinare sei persone (e gestire i conflitti che possono emergere all'interno della squadra) è impresa non semplice, che certamente richiede dispendio di energie.
Inoltre, sottolinea, sarà maggiormente costoso (e quindi più difficile) spostare il nuovo spettacolo da un paese all'altro. Nonostante ciò, dal punto di vista artistico si sente sicura: "Conosco la maggior parte dei danzatori e loro conoscono me e il mio lavoro: sanno cosa potersi aspettare da me". Charlotte sorride e, dopo un'esitazione momentanea, aggiunge: "ad esempio, danzare nudi..."

Map me - Foto Chiara Sbrana [347 5256733 - chisb@libero.it]Kurt: "Per quanto riguarda me, mi occuperà del disegno di scena e della scenografia dello spettacolo"

Insomma, lavoreranno ancora insieme. In un flash, mi domando qual è la loro impressione quando pensano al vasto mondo della danza che si estende oltre i confini dei loro lavori.

Charlotte: "Beh, dipende. Ci sono tanti fattori da considerare... Certamente, credo che ci si debba rendere conto rapidamente che viviamo in un mondo molto piccolo. Tutti conoscono tutti gli altri; spesso, basta rivolgere la parola a qualcuno per essere fuori da altri circuiti. Fazioni, nemici contro amici: purtroppo, è sempre la stessa storia"

["Quanto è vero... ", dico tra me e me. Ancora una volta rifletto su tutte le occasioni in cui un giudizio si basa su "chi fa qualcosa", piuttosto che su "come" quel qualcosa sia fatto realmente. In questa prospettiva, l'aspetto relazionale finisce per essere dominante in tutti i lavori: riemerge il mio timore che non sia mai troppo presto per rendersi conto dell'importanza di questa componente rispetto a tutti gli altri ingredienti nella ricetta che conduce all'apprezzamento e al successo. In qualunque campo di attività, in qualsiasi disciplina, la relazione svolge un ruolo rilevante. Tuttavia, nel nostro percorso formativo percepiamo spesso questi rapporti come un elemento molto distante, qualcosa che non merita necessariamente un'attenzione specifica. Soltanto quando si comincia a lavorare, quando si cresce, ci si rende conto di quanto i "collegamenti", l'ambiente, il contesto possano influire sulla riuscita di un progetto e di una vita...]

Parlando, lasciamo il tavolino e torniamo lentamente sui nostri passi, verso il Castello Pasquini. Lungo la strada, facciamo una sosta di meno di due minuti, per comprare un vestito per la bimba: un abito di cotone bianco-avorio. È ora che Charlotte e Kurt radunino le valigie e si preparino per il taxi che li porterà a Pisa. Ci scambiamo strette di mano e auguri reciproci.
Io: "Vi auguro tutto il meglio per la vostra vita privata e professionale. Spero che trascorrerete un soggiorno piacevole in Italia: dicono che sia un bel paese... "
Sorridono, in modo gentile.
Sulla strada che mi porta alla spiaggia, mi dico che presto saranno di ritorno, con qualche altra produzione interessante.

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Num. 12 § Interviste
Map me: Charlotte Vanden Eynde e Kurt Vandendriessche
di Giorgio Merlonghi ¦ pubblicato: dicembre 2004 [visita 3363 29-lug-2010 @ 14:41]

Giorgio Merlonghi Folgorato in tenera età dalla magia del teatro, Giorgio Merlonghi esercita per molti anni, clandestinamente, la professione di spettatore. D'un tratto, deciso a dare un contributo attivo all'apprezzamento dell'arte teatrale e della danza, inizia a scrivere recensioni e note critiche, affiancate a interviste ai protagonisti del settore. Destinatari dei pezzi sono dapprima gli amici, poi i lettori di AmnesiaVivace, di cui condivide felicemente gli intenti. I suoi interessi artistici includono l'illustrazione e la pittura di soggetti figurativi e botanici: dal 2000 è artista residente scelto da Lady Walton per ritratti di fiori dei Giardini La Mortella (Ischia - NA) e nel 2004 sue opere compaiono nella collezione permanente dell'Hunt Institute for Botanical Documentation (Pittsburgh, Pennsylvania, USA).Per guadagnarsi da vivere si occupa (ancora) di analisi di dati finanziari.
Sogno nel cassetto: far ricongiungere performing e visual arts.
[email: giorgio.merlonghi@giorgiomerlonghi.com]